lizhanne: (Default)
[personal profile] lizhanne
Titolo: Corbin Fisher College AU: una commedia degli equivoci (Sembra un porno, ma non lo è)
Autori: [livejournal.com profile] framianne e [livejournal.com profile] sourcream_onion
Fandom: Corbin Fisher RPS (se non sapete cos'è Corbin Fisher, siete personcine molto più virtuose delle suddette, chiaramente. Procedete oltre, anime candide.)
Rating: NC-17
Pairing(s): Jeff/Travis, Jeff/Derek/Travis, Derek/Travis
Warning(s): Adulterio, double penetration anale, tantissimo, tantissimo porn e una sembianza di plot angstoso.
Conteggio parole: 16420
Note: Tantammore a [livejournal.com profile] zephyrina e [livejournal.com profile] ellepi per la beta.
Sommario: Travis è un universitario all’ultimo anno e ha da un paio di mesi una storia di sesso con una matricola della sua confraternita, Jeff, quando vede per la prima volta Derek, un bell’operaio, lavorare per i vialetti della scuola. Gli ormoni impazziti portano i tre a un incontro più che ravvicinato e alla nascita di un rapporto teso, fatto di gelosia, sentimenti mascherati e sciocche manifestazioni d’orgoglio maschile, che rischiano di mandare in frantumi quello che di reale potrebbe essere nato, sotto tutto quel sesso...



Natale 2007



La sera della festa di Natale, Jeff non aveva intenzione di devastarsi così tanto. Certo, un paio di birre - o forse otto - e se qualcuno gli avesse allungato una canna sarebbe stato scortese rifiutarla, ma di sicuro non aveva intenzione di ridursi in quello stato.


Perché Cassie, la sua bellissima, adorata fidanzata nonché dea del sesso, non è il tipo di donna che puoi non ricordare di aver portato in una stanza, spogliata quel tanto che basta e rovesciata su un letto con le sue gambe attorno al collo. Quindi, quando Jeff riprende coscienza di sé che già sta venendo dentro Cassie con una spinta convulsa, la sua prima reazione è imprecare, perché dio, si è perso tutto il primo atto – ma d'altro canto, quel che fatto è fatto, giusto? - E anche lei, da quel poco che Jeff riesce a vedere tra la nebbia alcolica e i capelli scompigliati sulla faccia della ragazza, non sembra particolarmente presente.


Con un soffocato “Cazzo” Jeff collassa definitivamente su Cassie, ansimando contro il suo collo e riconoscendo vagamente, tra l'odore di fumo e di alcool, il profumo che lui le ha regalato per Natale. Il fatto che l'abbia messo davvero, nonostante non fosse per niente sicuro di averci azzeccato, per qualche motivo lo fa sorridere mentre si addormenta - o forse sviene - rotolando sgraziatamente sul bordo del letto.


Qualche minuto dopo – o forse ore? No, il casino della festa che sta cercando di trapanare il cranio di Jeff lo fa propendere per i minuti, massimo un'ora – Jeff riprende conoscenza, imprecando sottovoce e chiedendosi cosa cazzo l'abbia svegliato. Aprendo un occhio con cautela, si rende conto di tre cose: primo, lui e Cassie un minimo di preliminari devono essere riusciti a combinarli, se si era completamente tolto i pantaloni invece di slacciarli; secondo, ha una nuova e sorprendente erezione; terzo, dalla porta semiaperta – senza dubbio la causa del suo risveglio – lo sta fissando Travis, con un sorriso alcolico e malizioso in volto.


Travis, Travis, Travis. Travis è un enigma che sta solleticando la mente di Jeff ormai da qualche mese, dalla prima festa della confraternita per la precisione. Il modo in cui Travis, che pure ha una notoriamente fedelissima Penelope ad aspettarlo nel Kentucky assieme a grano e galline, ha preso l'abitudine di fissarlo di sottecchi quando lo incontra in giro, promettendo... Jeff non sa esattamente cosa, ma sa che di sicuro non è una proposta di aiuto negli studi, è stato il punto di partenza di alcune delle sessioni meglio riuscite di Jeff in compagnia della sua fida mano destra.


Tutto questo, ovviamente, la mente di Jeff non è in grado di processarlo in questo momento; il massimo a cui riesce ad arrivare come processo mentale è Travis – sono nudo – Travis – ce l'ho duro – Travis – mi sta guardando – magari me lo succhia, il riassunto finale di mesi di occhiatine ed elucubrazionpolluzioni notturne.


Se quel riassunto fosse la prova finale di un esame, Jeff sarebbe promosso a pieni voti (a differenza di quelli reali, che al momento sono parecchio lontani dalla sua coscienza, fortunatamente). Travis, infatti, sembra leggergli direttamente nel cervello ed entra nella stanza, posando il bicchiere a terra e chiudendo nuovamente la porta dietro di sé. Jeff vorrebbe dire qualcosa, giusto per non sentirsi il protagonista di un brutto film porno (dio, Cassie sta dormendo lì di fianco e non riesce neanche a sentirsi vagamente in colpa), ma Travis gli sorride e si china a baciarlo per un secondo, giusto il tempo di sentire la tequila sulle sue labbra prima di scendere e prendere tra quelle stesse labbra l’uccello di Jeff.


Chissà se ora il mio cazzo sa di tequila è l'ultimo pensiero coerente di Jeff, troppo impegnato a spingere la testa di Travis più in basso, le dita aggrappate ai capelli castani dell'altro che non sembra per niente turbato dalla prepotenza dei suoi gesti. Anzi, la parte di neuroni ancora funzionante nel cervello di Jeff gli fa notare che Travis sembra essere molto, molto bravo e possedere un talento naturale... oppure, decisamente, dell'esperienza precedente.


Di sicuro è eccitatissimo, a giudicare dal modo in cui si strofina contro il letto e la gamba di Jeff mentre la sua gola si stringe attorno alla sua cappella come una morsa – dio, dovrebbe chiedergli di dare lezioni a Cassie – ma anche quel pensiero si perde nel gemito gutturale con cui si ricorda almeno di avvisare Travis del suo orgasmo imminente.


Mentre fissa con aria quasi distaccata – ma in verità solo ottusa dall'alcool – lo sperma che ora adorna il suo bacino, Jeff riesce a mugugnare qualcosa del tipo “Ehi, dovrei ricambiare il favore” mentre Travis si lecca tracce di sperma dalle dita, una mossa che fa quasi ingoiare al povero Jeff la lingua impastata. Travis, tranquillo come un gatto soddisfatto che ha trovato un piattino particolarmente ricco di panna, scuote la testa con quel suo sorrisino e si alza dal letto con un ultimo, rapido bacio a Jeff.


“Ho già fatto da solo, ma grazie. Salutami Cassie, quando si sveglia.”


È talmente, fottutamente bello che Jeff non riesce neanche a pensare, come sarebbe giusto e normale, Hehe, sfigato, è venuto nei pantaloni, ma piuttosto Dio, vorrei tanto averglielo potuto succhiare. Ma è un flash, e un momento dopo Jeff sta già dormendo di nuovo, riverso sui cuscini blu di uno sconosciuto.



***



Due mesi dopo, mentre Jeff è deliziosamente impegnato a scoparlo con perizia e dedizione, Travis non può non pensare che decidere finalmente di provarci con Jeff, dopo settimane di occhiatine e mezze allusioni, è stata un'idea fantastica. Nel suo cervello, fare sesso con un uomo, per qualche motivo, non costituisce adulterio, quindi la sua coscienza nei confronti di Jeannie è perfettamente pulita; ma d'altra parte – dio, sì, ancora, cazzo, ancora - d'altra parte, sta facendo più sesso di quanto ne abbia mai fatto nella sua vita, e il tutto senza legami.



É la soluzione perfetta, insomma. Niente seghe mentali, tante seghe reali. E non solo quelle. Ogni tanto spreca un paio di minuti a porsi delle domande sul perchè gli piaccia così tanto farsi scopare (ha provato, oh se ha provato, e scopare Jeff è bello, niente da dire, ma nulla in confronto alla sensazione inebriante dell'essere aperto, riempito, usato che gli causa essere scopato), ma perchè farsi domande? É giovane, è al college, ci sarà tempo per mettere la testa a posto.


Nel frattempo, la sua realtà è tutta concentrata nel calore del cazzo di Jeff dentro di lui, nelle mani di Jeff che gli accarezzano le spalle e il petto, che lo tirano bruscamente contro di lui stringendolo alla gola per un secondo, appena troppo lungo per non fargli avere un sussulto d'eccitazione. Sente il respiro affannoso di Jeff sulla nuca, lo sente trattenersi forzatamente dal lasciare che le sue mani scivolino più in basso e Travis sogghigna, perchè sa benissimo cosa vuole Jeff.


Puntuale come al solito, dopo un altro paio di spinte particolarmente vigorose, Jeff artiglia i suoi fianchi e si china sull'orecchio sinistro di Travis, ansimando “Fallo, fallo per me, ti prego.” Travis ride, inebriato dal potere che ha su Jeff in quel momento. Potrebbe farlo venire con una sola parola, o farlo smontare in meno di un secondo, o ridurlo a monosillabi e suppliche, ma oggi Travis non è in vena di giocare; è di buonumore, e ha voglia di venire. Non gli ci vuole molto: rovescia la testa sulla spalla sinistra di Jeff, voltandosi brevemente a mordicchiargli il collo, e con un paio di contrazioni ben studiate, cavalcando l'onda delle spinte di Jeff, si lascia andare e viene per un momento che sembra estendersi in un attimo di vuoto perfetto, mentre dentro, dietro, attorno a lui Jeff perde completamente il controllo e viene violentemente, tremando e rovesciando insulti nell'orecchio di Travis.







Aprile 2008



Travis esce dal dormitorio senza neanche guardare dove va, un po’ perché ormai sa a memoria pure la disposizione delle buche nel vialetto, ma soprattutto perché quei dannati auricolari hanno deciso di annodarsi di nuovo. È un mistero mai risolto ma scientificamente dimostrato che un paio di auricolari abbandonato a se stesso riesca, senza alcun intervento esterno, a formare nodi scorsoi spesso impossibili da districare. Proprio come gli sta succedendo adesso, constata Travis, e impreca mentalmente. L’incapacità, in verità, potrebbe anche essere dovuta alla levataccia; ha fatto le tre la notte scorsa e quand’è tornato in camera non era del tutto sobrio. Certo, se gli avessero detto che l’università aveva avuto la brillante idea di trapanare il vialetto d’accesso ai dormitori proprio quel mattino alle otto avrebbe preso provvedimenti; invece si è svegliato con un mal di testa fulminante e l’umore sotto le scarpe, e come conclusione non combinerà niente neanche oggi. Se va avanti così si dovrà scordare di laurearsi pure per quest’anno…



È con questa felice considerazione che finalmente le cuffie si arrendono alle sue dita – può darsi che il fato abbia pietà, in fin dei conti, di chi già si adopera per rovinarsi la vita da solo – e Travis sospira sollevato. Si accomoda l’iPod nella tasca dei pantaloni della tuta – si è detto che, sveglio per sveglio, tanto vale anticipare la sua sessione di jogging – fa partire la musica e si incammina lungo il vialetto. Occhieggia distrattamente l’operaio al lavoro, intento a trapanare l’asfalto con un martello pneumatico, e lo compatisce un po’, sia per il sole – non sembra neanche di essere appena ad aprile, con questo caldo pazzesco e improvviso – sia perché gli pare che abbia più o meno la sua età, ed è triste che sia costretto a sbattersi tanto per una paga da fame.



L’iPod si zittisce di colpo, regalandogli d’un tratto il frastuono del martello pneumatico in tutta la propria assordante vibrazione, e Travis si acciglia di nuovo. Non ha messo in hold, perché è bollito, stamattina, decisamente. Si ferma, tirando fuori di nuovo l’aggeggio infernale, e in quel momento anche il baccano dei lavori cessa. Travis solleva gli occhi sorpreso, rimettendosi il lettore in tasca, e vede che l’operaio ha posato il martello da un lato e si è tolto l’elmetto. Il suo viso rosso e sudato avvalora la sua tesi: lavorare con quel caldo dev’essere un inferno. Lo osserva incuriosito, rimettendosi in marcia, mentre quello scuote i capelli madidi di sudore, spedendo goccioline tutt’attorno, e si sventola per un attimo con il caschetto. Poi lo butta sull’erba lì vicino, si abbassa entrambe le bretelle della tuta da lavoro e, inaspettatamente, si toglie la maglietta. Travis incespica e rimane folgorato nel vedere i muscoli guizzanti del giovane. Gli addominali scolpiti si contraggono e si rilasciano, quando questi alza il braccio e si porta la maglietta al viso per tergersi il sudore, e tutto il suo corpo sembra splendere alla luce del sole. Gli occhi di Travis seguono il lento tragitto di una goccia che, partendo dal collo abbronzato, scende sui pettorali dell’uomo, scivola sugli addominali, aggira elegantemente l’ombelico e si perde nei pantaloni della tuta da lavoro, abbastanza bassi – troppo bassi, per la sanità mentale di Travis – da lasciar intravedere perfettamente la linea stretta dei suoi fianchi.



Travis lo supera in una sorta di estasi mistica mentre lui è ancora intento ad asciugarsi e non lo degna nemmeno di uno sguardo. Posseduto da un desiderio sempre più difficile da dissimulare – non che quella sia la sua preoccupazione primaria. Ricorda di aver avuto mal di testa, una volta, ma gli pare che siano passati anni dal suo risveglio – si volta ad osservarlo, senza fermarsi ma continuando per la propria strada, camminando all’indietro. Gli pare di essere finito in un film, uno di quei b-movies un po’ squallidi in cui maschioni dal sorriso perfetto e dai muscoli cosparsi di vaselina si fanno ammirare, spogliandosi al rallentatore, da donne zitelle con la bava alla bocca; quello, o un film porno gay. Solo che dal vivo fa decisamente un altro effetto.



L’operaio si china in avanti per raccogliere l’elmetto e Travis osserva a bocca aperta la tela dei pantaloni tendersi sempre più, delineando uno dei sederi più belli che…



Inciampa in qualcosa, che poi si rivelerà essere la siepe di delimitazione del vialetto, e cade all’indietro, senza riuscire a recuperare l’equilibrio. Vede il mondo girare all’incontrario, poi la sua schiena urta qualcosa di solido ma relativamente morbido – la terra, dolce madre terra che gli ha appena salvato la vita – e con una capriola si ritrova in ginocchio dietro la siepe, indolenzito e confuso. Travis si passa una mano sulla testa, stringendo i denti nell’attesa che il dolore si attenui, poi arrischia un’occhiata attorno a sé: nessuno pare essersi accorto della sua spettacolare caduta, né di ciò che l’ha causata. Sarebbe stato quanto meno imbarazzante spiegare perché era troppo impegnato a fissare il culo a un operaio per guardare dove stava andando. Con uno slancio che non sente davvero di possedere al momento scatta in piedi e, tornando sul sentiero con un salto, si allontana dal luogo dell’infamante incidente al piccolo trotto.



Derek si ricalca in testa l’elmetto. È convinto di aver intravisto con la coda dell’occhio qualcuno passargli accanto, ma voltandosi non ha scorto niente, se non si conta la siepe tremolante. Davvero strano, si dice, riaccendendo il martello e riprendendo a lavorare; ma d’altronde l’ha sempre detto che le università sono posti strambi.



***



Travis non ha un problema. Se qualcuno glielo chiedesse, negherebbe tutto spudoratamente, perché lui non ha un problema. Nessun problema in generale, e di sicuro niente che implichi in particolare un certo manovale che continua a infestare i vialetti del suo campus la mattina, in vari e distraenti stati di semisvestizione che... No, Travis non ha alcun problema.



È per questo che quella sera, quando intravede Mr. Manovale Ignoto nella folla che popola il locale in cui sta bevendo un paio di birre (precopulatorie, come entrambi sanno benissimo) con Jeff e gli altri della confraternita, Travis non ci trova nulla di strano o sbagliato nel fargli un cenno di saluto, come se già si conoscessero. Del resto, si vedono praticamente tutti i giorni da circa due settimane e, anche se non hanno mai parlato, ogni tanto si scambiano un sorriso o persino un eloquente cenno con la testa.



Mr. Manovale – Travis non può fare a meno di notare mentre l'altro, dopo un secondo di apparente perplessità, si illumina in volto e ricambia il saluto – è altrettanto affascinante vestito quanto lo è sudato e seminudo. La semplice maglietta nera sottolinea in modo meraviglioso i muscoli che Travis ben conosce, ormai – non che li abbia immaginati un paio di volte mentre aveva la mano chiusa attorno al proprio cazzo – e i pantaloni appena troppo larghi sembrano sul punto di cadergli dai fianchi, trattenuti solo dalla forza di volontà. Travis si chiede quanta forza di volontà ci vorrebbe per farli cadere davvero col pensiero e sorride, lanciando un'occhiata in tralice a Mr. Manovale, che, sebbene ancora un po' stupito, risponde al sorriso.



Di fianco a lui, Jeff segue la traiettoria del suo sguardo e si gira a fissarlo con aria interrogativa.



“Qualcuno che conosci?”



“Oh, no. Lo vedo passare ogni tanto nel campus. È uno di quelli che stanno risistemando la pavimentazione, ci incrociamo quando vado a correre. Non che mi dispiacerebbe se me lo presentassero...”



Travis inarca un sopracciglio, sapendo che Jeff coglierà immediatamente il sottinteso. Questo suo “segreto” condiviso con Jeff, l'avere qualcuno a cui lanciare commentini che esulino da tette, culi e fighe, gli fa piacere: è la cosa più vicina ad un amico che abbia avuto in anni. Se si aggiungono gli orgasmi e l’assenza di legami diventa quasi il rapporto ideale. Ancora una volta, Travis si congratula con se stesso per essere saltato addosso a Jeff alla festa di Natale e aspetta che l'amico risponda con una battutina salace appropriata alla situazione.



La battutina, però, tarda ad arrivare e Travis si volta a fissare Jeff, che sta a sua volta fissando Mr. Manovale con aria vagamente...truce? No, è impossibile, si dice Travis, deve essere la terza birra a fargli strani effetti, e infatti un secondo dopo Jeff sorride nuovamente con aria saputa e maliziosa.



“Non male, in effetti. Dovresti provarci, chissà che non ci stia.”



Travis lo guarda stralunato.



“Sei scemo? Non ci siamo scambiati neanche una parola! E poi è grosso il doppio di me, basandoci sulla pura statistica le mie possibilità di venire pestato a sangue sono molto, molto alte. Un vero peccato…” sospira fatalista.



Rilassandosi contro lo schienale del divanetto, Travis lancia un'ultima occhiata a Mr. Manovale e sorseggia la sua birra, chiedendosi oziosamente se quei muscoli vengano dal football, o da un altro sport. Nuoto, magari? Quelle linee lunghe e slanciate sarebbero meravigliose da tracciare con la lingua.



Di fianco a lui, Jeff lo sta fissando di nuovo, meditando chiaramente qualcosa.



“Non fare stronzate, Jeff, ti prego.”



“Fottiti, codardo,” ribatte quello ghignando. “Se non hai il coraggio tu, lo farò io. Consideralo un regalo di compleanno anticipato.”



Con un esagerato sorriso, Jeff si alza e, dopo avere recuperato un'altra birra al bancone, si fa strada in mezzo alla folla, mentre Travis lo guarda con curiosità, stupore e un briciolo di preoccupazione.



Mentre si avvicina al fastidioso sconosciuto che ha avuto il cattivo gusto di attirare l'attenzione di Travis, Jeff si dice che okay, forse Travis non ha tutti i torti nel mangiarselo con gli occhi – in fondo anche lui è in possesso di facoltà visive, e c'è da dire che lo sconosciuto è decisamente un fantastico esemplare scopatorio. Peccato che, con tutti quegli amici così pompati attorno e quell'aria da supermacho, senza contare il tatuaggio di quello che sembra un quarterback sul polpaccio (Jeff lo intravede nella penombra del locale mentre lo analizza attentamente), le possibilità di una risposta positiva alla sua proposta siano decisamente basse.



Già, un vero peccato, sogghigna Jeff, sperando solo di riuscire a salvarsi da un possibile pestaggio con la sua solita faccia di bronzo. Mal che vada, avrà fatto un figurone agli occhi di Travis, anche se come al solito il suo cervello si rifiuta di elaborare esattamente perchè gli dovrebbe importare così tanto. Ormai è a pochi centimetri dallo sconosciuto, quindi con uno dei suoi sorrisi più adorabili si schiarisce la voce e gli picchietta una spalla, facendo contemporaneamente un passo indietro quando lui lo nota per attirarlo leggermente lontano dai suoi amici e allungandogli la birra, che l'altro accetta con un sorriso confuso.



“Ciao. So che non mi conosci, e mi rendo conto che questo discorso ti potrà sembrare assurdo, ma vedi il mio amico laggiù?” Jeff si gira ad indicare Travis, che si esibisce in una strana contorsione che potrebbe essere sia un cenno di saluto che un tentativo di suicidio solo con la forza del pensiero. “Ti vede in giro da parecchio tempo e non gli dispiacerebbe affatto se tu venissi a casa con noi stasera, ma non ha le palle di alzarsi e rischiare un sonoro pestaggio per chiedertelo, quindi eccomi qui. Non si spara al messaggero, ricorda...”



Istintivamente, Jeff sente le sue spalle tendersi e il suo corpo prepararsi o alla rissa o alla fuga, ma l'altro non sembra incazzato: semmai, sembra decisamente sconcertato, mentre fissa un po' lui e un po' Travis.



***



Derek fissa il ragazzo biondo con sincero sconcerto. Tutto si sarebbe aspettato, vedendolo arrivare con quel sorrisetto gongolante dipinto in faccia e la birra in mano, tranne che una proposta del genere. La prima cosa che gli viene in mente di fare è ridere, con quella risata un po’ sguaiata anche quando vorrebbe contenersi ma che gli sfugge sempre quando ha bevuto una pinta di troppo e che lo fa sembrare stupido, almeno a parer suo. Con un grande sforzo di volontà si dà una controllata, sopprimendo le risatine che ancora sgorgherebbero spontanee dal profondo della sua gola, e respira a fondo, chiudendo gli occhi per un attimo. Quando li riapre il suo sguardo non si posa sul ragazzo in piedi di fronte a lui, ma va a cercare alle sue spalle, tra i suoi amici, una figura ben nota: un ragazzo moro, magro, un po’ più basso di lui, che sulla guancia ha una strana costellazione di nei e che ha seri problemi a relazionarsi col proprio iPod. Tutte queste cose non le deduce, ovviamente, guardandolo mentre se ne sta seduto dall’altra parte del locale; lo conosce perché frequenta l’università dove lavora e lo incrocia quasi quotidianamente mentre esce per andare a correre o per trascinarsi a lezione. Non sa come sia possibile che l’abbia riconosciuto nonostante non vesta la tuta da lavoro, al momento, ma lui quel tipo non lo confonderebbe facilmente tra la folla: pur non volendo fissare i passanti gli sarebbe stato impossibile non notare il culo che si porta appresso, specie quando lo sventola in faccia alla gente in modo così plateale, corredato da occhiatine finto-timide e sorrisetti tirati.



È certo che l’altro l’abbia riconosciuto, perché sta riproponendo proprio una variante di quel suo sorriso imbarazzato, e forse sarà il caldo o forse in fondo si vergogna davvero, perché ha le guance completamente tinte di rosso e gli occhi che deviano nervosamente di lato ogni quattro secondi, come se cercasse disperatamente una via di fuga dal contatto visivo. Lo sguardo di Derek rimane fisso, intenso e scrutatore, divertito dalla situazione e da ciò a cui sta assistendo. Sente che dentro di lui, lentamente, si sta stiracchiando una sensazione calda e piacevole, che preannuncia una nottata fantastica.



Non sa se sia la birra a far cadere le inibizioni e i freni che la sua coscienza normalmente para sulla sua strada per rallentarlo; la proposta del biondo è allettante, specie se include anche il simpatico corridore moro, e la serata è moscia: decisamente sarebbe da stupidi rifiutare l’offerta e andare in bianco senza una vera ragione. È per questo dunque che beve un sorso di birra, si lecca pensosamente le labbra un’ultima volta e, sorridendo, risponde “Perché no?”



Non può non notare l’espressione stupita sul viso del biondo. Gli passa per la testa, in un attimo, il pensiero che forse il ragazzo stesse facendo una battuta, che la proposta fosse uno scherzo e che la sua risposta l’abbia spiazzato. Derek è sul punto di rimettersi a ridere per sdrammatizzare, così da togliere il tizio d’impaccio, ma quello si riprende dallo stupore e in un batter d’occhio la sua espressione meravigliata viene soppiantata da un sorriso di disinvolta malizia.



“Allora perché non cominci a unirti al nostro tavolo?” domanda. Della sorpresa non c’è più traccia alcuna, tanto che Derek pensa seriamente, per qualche secondo, di essersela sognata. Non sarebbe strano, visto lo stato vagamente alterato delle sue percezioni.



Annuisce e con tutta calma si alza, accostandosi ai propri amici e prendendo congedo con una delle scuse più puerili del mondo – “Sì, veniva a scuola con me alle elementari! È una vita che non lo vedo!” –, poi segue il biondo, birra alla mano, dall’altra parte del locale. Lì, ad accoglierli, c’è il misterioso universitario dal sorriso nervoso. Ora lo fissa con sguardo attento e un po’ lucido, carico di una birra di troppo anche lui, probabilmente. Il biondo si siede al suo fianco e finalmente Derek può osservare con calma l’affare appena fatto: il moro è molto carino, e questo lo sapeva già, ma anche il biondo non è niente male e, visti uno accanto all’altro, creano un contrasto interessante. Come si dice, qualcosa per tutti i gusti



“Io sono Travis,” lo sorprende il moro, tendendo la mano verso di lui e parlando troppo in fretta per sembrare naturale.



“Oh, già… Me n’ero dimenticato…” biascica allora il biondo, smozzicando una risata tra sé. “Jeff,” dice, imitando l’amico.



“Derek,” si presenta lui, stringendo brevemente la mano di Travis e sedendoglisi di fronte.



In pochi istanti è avviluppato nel silenzio imbarazzato che segue. Ogni volta che si mette in queste situazioni sottovaluta l’effetto mancanza-di-complicità tra estranei e ci ricasca. Si porta nervosamente la birra alle labbra, celando, a suo avviso a meraviglia, il proprio disagio. Ne approfitta per studiare gli altri due ancora per qualche attimo: Jeff lo sta fissando con dipinto sulle labbra un sorrisino compiaciuto che sembra quasi godere dell’elettricità nell’aria, Travis è ormai alla disperazione e si passa nervosamente una mano dietro la testa, dove non riesce comunque a scompigliare i capelli corti. È piuttosto elementare, a questo punto, dedurre di chi sia stata la bella idea per movimentare la serata.



“Allora, voi siete tutti e due qui per l’università?” domanda, sperando di spezzare il ghiaccio per i cinque minuti che preludono al loro rinchiudersi in una camera.



Travis annuisce con troppa foga.



“Sì, io sono all’ultimo anno, lui è matricola…” mormora. Derek fa fatica a seguirlo, perché parla veramente troppo in fretta e l’essere brillo non lo aiuta a rendersi più chiaro.



“Siamo nella stessa confraternita,” interviene Jeff in suo soccorso. La sua voce è calma e rilassata, con un sottofondo caldo e un tono saputo che fanno dubitare a Jeff dei suoi diciannove anni. Tra lui e Travis è quest’ultimo a sembrare un novellino.



“Oh,” replica solamente Derek, annuendo senza un vero perché.



Di nuovo il silenzio cala sui tre. A Derek inizia a dare sui nervi il sogghigno di Jeff e la sua nonchalance, tanto che decide di ignorarlo, dedicando la propria attenzione completamente a Travis. È così che si accorge delle sue labbra. Non sa dire se sia cosciente o meno della cosa, è plausibile che sia ancora una volta l’imbarazzo a prendersi gioco di quel ragazzo – e Derek è costretto a rivalutare, a questo punto, l’idea che sia davvero timido e che quegli sguardi e quei sorrisi fossero sinceri e non tutta un’elaborata tecnica di seduzione – ma Travis si sta passando la punta della lingua sulle labbra, come ad assaporare il sapore della birra che vi perdura, e di tanto in tanto intrappola tra i denti il labbro inferiore, con il risultato che ora è vistosamente più rosso e lucido di prima. Derek sente il cavallo dei pantaloni farsi più stretto e il sangue scorrergli più velocemente nelle vene, ammassandosi verso il basso. Non sa se Travis abbia idea dell’effetto che fa sulla gente con i suoi modi, ma pare, a un attento colpo d’occhio, che Jeff ne sia perfettamente cosciente e che apprezzi come e più di lui. Lentamente sorbisce un ultimo sorso di birra, poi l’appoggia sul tavolo e si china in avanti.



“Dobbiamo stare qui a fingere di chiacchierare ancora a lungo o possiamo trasferirci in un posto più intimo?” domanda sottovoce, alzando un sopracciglio con aria complice in direzione di Jeff.



Sul viso di entrambi i suoi nuovi compagni di serata si dipinge un sorriso radioso, che si direbbe sollevato. Ci mettono circa quindici secondi ad abbandonare il locale e a dirigersi di gran carriera verso il campus.



***



Il tragitto verso il campus è decisamente imbarazzante. Derek guarda di sottecchi gli altri due, che lo fissano rispettivamente con un sorrisino sbruffone – Jeff – e con una strana intensità febbrile negli occhi – Travis – per tutto il viaggio. Per un attimo, dopo essere scesi dal taxi, mentre li segue per i corridoi e attende che Travis apra la porta della sua camera, confondendosi un attimo con le chiavi, Derek ha la vaga idea di andarsene, ringraziare e scappare via in modo inglorioso, per risparmiarsi una possibile serata imbarazzante.



La tentazione scompare prestissimo, tuttavia, completamente dimenticata nel momento in cui, appena chiusa la porta alle loro spalle, Jeff afferra Travis e gli infila un buon due palmi di lingua in bocca, le mani già infilate sotto la maglietta.



Travis risponde con entusiasmo, aggrappandosi alla schiena di Jeff e lasciandosi spogliare con un verso soffocato che sembra quasi le fusa di un gatto, mentre sul suo volto Derek vede distintamente diffondersi un rossore che gli ricorda il Travis sudato e affannato che incontra durante le sue corse mattutine, con la maglietta incollata al torso.



Quell'immagine gli ricorda che tra poco vedrà Travis altrettanto sudato, altrettanto affannato, ma per ben altri motivi...e come trascinato da una corda invisibile, Derek si avvicina ai due, infilando una mano sotto la maglietta di ciascuno e posando un bacio sul collo di Travis.



Immediatamente, la coppia si apre per accoglierlo e Travis si gira per rispondere al bacio, cercando le labbra di Derek col viso girato all'insù. Le labbra di Travis sono morbide, quasi come quelle di una donna, ma il paragone è totalmente inconscio e dura solo un secondo, perchè nessuna donna gli ha mai infilato la lingua in bocca con tanta aggressività, neanche Johanna nei suoi momenti migliori. È come se Travis stesse cercando di penetrare la sua bocca, scopandola con ben pochi riguardi per la delicatezza e la discrezione. Derek ricorda che pochi minuti fa aveva dei pensieri di fuga in testa, e si chiede quale follia l'avesse colto, ringraziando il santo patrono dei bisessuali arrapati per avere inviato Jeff e Travis sul suo cammino.



Dopo una manciata di secondi e uno sfarfallare di vestiti che paiono scomparire magicamente, Derek si ritrova sdraiato sul letto matrimoniale che occupa il centro della stanza, con Travis che dopo avergli assaltato la bocca per un rapido attimo si lancia, non c'è un altro modo di definirlo, sul suo cazzo, succhiandolo come se fosse un ghiacciolo e Travis stesse vagando da due giorni nel deserto.



Non che Derek si stia lamentando, anzi. Dio, il ragazzo ha decisamente del talento, e avere un delizioso biondino come Jeff inginocchiato di fianco a loro, con le mani che vagano un po' su Travis e un po' su Derek, accarezzando e strizzando, aiuta. Come se il talento naturale di Travis non fosse già abbastanza chiaro dal modo ingordo e fottutamente sconvolgente con cui sta ingoiando il suo cazzo, poco dopo Derek ne ha nuovamente prova, quando senza perdere un colpo il ragazzo allunga una mano, senza nemmeno guardare, e comincia a fare una sega a Jeff, ancora inginocchiato di fianco a loro.



Distogliendo a fatica l'attenzione dal piacere che devastante gli sta inondando il corpo, Derek riesce a concentrarsi per un attimo e godersi lo spettacolo di Jeff, occhi chiusi e bocca leggermente aperta, che si scioglie sotto le attenzioni di Travis. Come accorgendosi dello sguardo di Derek, in quel momento Jeff si volta e lo fissa con un sorriso enigmatico che lui non pensa nemmeno a decifrare, le sinapsi troppo sconvolte del modo in cui Travis ha appena infilato tutto il suo cazzo in bocca, stringendo la gola attorno alla cappella. Quando però Jeff si china a baciarlo risponde istantaneamente e con entusiasmo, intrecciando la propria lingua con quella del ragazzo e pensando che oh cazzo, oh cazzo, tutto questo è troppo bello e sta per fare decisamente una figura di merda, se - porca puttana - Travis non rallenta un attimo.



Lasciando le labbra di Jeff, Derek si allunga e afferra con delicatezza il mento di Travis, sollevandolo e facendogli capire con un cenno del capo che per favore, se ha intenzione di prolungare la serata ancora un po' è decisamente il caso che si fermi, e quando Travis gli sorride (attorno al suo cazzo, ancora, e il cervello di Derek porterà per sempre quell'immagine impressa a fuoco con sé, fino alla morte) per poi sollevarsi e dedicarsi a Jeff, Derek si unisce a lui, leccando la base dell’erezione del biondo mentre Travis prosegue il lavoro con la mano.



C'è qualcosa, però, qualcosa che lo attira verso Travis come una calamita, qualcosa che distoglie la sua attenzione da tutto il resto, qualcosa che all'improvviso lo fa trovare nuovamente con la lingua nella bocca di Travis, mentre Jeff sembra essere scomparso.



Jeff non è scomparso, come Travis nota un attimo dopo – Jeff si è semplicemente riposizionato, e lo sorprende trascinandolo all'indietro verso il bordo del letto, in quella che sa essere una delle posizioni preferite di Travis. Con un sorriso goloso, Travis nota a malapena i preservativi di scorta che Jeff lancia sul letto dopo essersene infilato uno alle sue spalle, e si prepara alla meravigliosa pressione che sta per arrivare, aprendolo e riempiendolo. Guarda Derek, sdraiato sotto di sé, e mentre si applica nuovamente a succhiare il suo cazzo pensa a quanto non veda l'ora di poterlo avere dentro un'altra parte di sé, quella che ora è impegnata con Jeff – caro, vecchio Jeff, che sa esattamente cosa fare per farlo godere, ma che oggi non sembra essere abbastanza per attirare la sua attenzione. Mr Manovale, Derek, il suo sogno erotico in carne e ossa, è lì davanti, e Travis si trattiene a fatica dallo spostarsi e impalarsi su di lui, abbandonando Jeff.



Cerca tuttavia di concentrarsi sul pompino, sul cazzo di Derek, godendosi ogni centimetro di pelle umida e ogni gemito che esce dalla gola dell'altro, artigliandogli i fianchi con le mani e le unghie, cercando di impegnarsi in ogni modo per lasciargli un ricordo di questa serata, qualcosa che la prossima volta che si incroceranno sui vialetti lo faccia, se non arrossire, almeno affannare un pochino. Magari la prossima volta sarà lui a cadere dietro una siepe, Travis pensa ridacchiando tra sé.



È talmente impegnato a cercare di strappare a Derek un altro di quei gemiti gutturali che preannunciano la totale perdita del controllo e che gli vanno direttamente alla testa, che quasi non si accorge di quando Jeff esce da lui con un'ultima stretta ai suoi fianchi, come una sorta di saluto. Travis lo conosce, e sa che significa che Jeff sta per venire, e che vuole trattenersi per non concludere subito, ma al momento gli interessa solo il fatto che finalmente è libero di poter fare ciò che ha sognato per gli ultimi venti minuti almeno. Si allunga a prendere uno dei preservativi abbandonati da Jeff sul letto e alla velocità della luce lo infila su Derek, che lo sta fissando completamente immobile, come se avesse perso le capacità motorie.



Le recupera poco dopo, però, quando Travis si alza leggermente e gli fa cenno di scivolare più in basso, in modo che possa poggiare i piedi per terra per avere un appoggio migliore, ed è Derek stesso che afferra Travis per i fianchi e se lo posiziona direttamente sopra la propria erezione, affondandogli dentro con una facilità che chiaramente si spiega col fatto che Travis ne abbia avuto uno dentro fino a poco prima, ma che gli sembra quasi– è stupido, davvero, ma a Travis sembra quasi progettato per infilarsi dentro di sé.



Sesso, è solo sesso, Travis si ripete; è una cosa che ha fatto mille volte, non c'è motivo di sentirsi così ubriachi, sul punto dell'iperventilazione, con ogni terminazione nervosa che urla ancora, ancora, in ogni punto in cui la sua pelle tocca Derek. Certo, è solo sesso, e Travis cerca di concentrarsi sulle sensazioni puramente fisiche, ignorando lo stordimento o meglio imputandolo all'essere troppo su di giri, all'eccesso di feromoni e cazzi nella stanza, tutti per lui, tutti concentrati su di lui.



Jeff sembra quasi leggere i suoi pensieri. Travis non sa se è perchè si sentisse ignorato, o se semplicemente voglia cogliere una possibilità che altrimenti potrebbe non ripresentarsi così facilmente, ma quando sente Jeff dietro di sé, che con appena un grugnito di preavviso si allinea a Derek e si aggrappa alle spalle di Travis prima di cominciare a spingere, Travis non è sorpreso, almeno non particolarmente.



Una spinta di Jeff e non avrebbe abbastanza cervello per poter essere sorpreso anche se volesse, perchè è troppo impegnato a non urlare per il dolore. Cerca di respirare, lentamente, lentamente, abituandosi con pazienza alla situazione e non volendo cedere. È una sfida, una sfida al suo corpo e a se stesso e forse anche ai due uomini dentro di sé, anche se Travis non ne è cosciente; in quel momento si rende solo conto di non voler lasciar andare nessuno dei due, di non voler perdere quello che sta provando.



E nel delirio, a Travis viene spontaneo aggrapparsi alle labbra di Derek come un'ancora di salvataggio, mentre il dolore diventa tanto, troppo, fino al punto di essere sublimato in qualcosa che lo lascia senza fiato e senza pensieri, conscio solo delle labbra e della lingua di Derek contro le sue e del modo in cui la sua erezione si muove quasi dolorosamente contro gli addominali dell'altro, duro come Travis non ricorda di essere mai stato in vita sua. Si sente meravigliosamente parte di un unica bolla di teso calore che si estende da Jeff dietro di lui a Derek sotto di sé, e per un attimo si ritrova a pensare, con distaccata sorpresa ho due cazzi nel culo, ed è la cosa più bella che io abbia mai provato.



Ma non si fa domande, perchè tutto è naturale, istintivo, necessario. Si allunga di nuovo a cercare le labbra di Derek, bevendo il suo fiato come ossigeno per respirare, dimentico della presenza di qualcun altro nella stanza se non fosse per il dolore che ancora meravigliosamente lo tortura.



Dopo un'eternità, o forse comunque troppo presto, sente Jeff accasciarsi su di lui per un secondo e poi ritirarsi, le sue mani gentili lungo la schiena di Travis in un'ultima carezza che però lui quasi non registra, ancora distratto dalla nuova sensazione di sollievo misto a rimpianto. Pochi secondi, però, e Derek riprende a muoversi, ora con più libertà – le sue mani stringono saldamente i fianchi di Travis, con una brutalità concentrata che lo fa impazzire, ed è per pochissimi secondi che non vengono assieme, lingue ancora una nella bocca dell'altro, Derek dentro di lui e Travis senza neanche toccarsi, senza neanche essersi dovuto concentrare per farlo.



Dovrebbe staccarsi, rotolare via da Derek e probabilmente pulirsi, ma Travis sta troppo bene dov'è, esattamente così: stanco, aperto, sudato come mai in vita sua e con le labbra su quelle di Derek, che ancora lo sta baciando lentamente, ora con più... Tenerezza? Travis non ama usare questo tipo di parole quando scopa con uomini, ma non c'è un altro modo per definire il modo in cui le labbra di Derek lo accarezzano con leggeri baci e poi di nuovo con forza, ma non più con violenza, solo con concentrata attenzione. Travis potrebbe rimanere lì per ore, ad accarezzare le spalle di Derek e a farsi accarezzare capelli e schiena mentre ancora ha l’uccello dell'altro dentro, e in effetti non ha molta intenzione di muoversi. Concentrato solo su Derek e su quanto fottutamente bene si sente, ode a malapena la voce secca di Jeff che annuncia “Vado a farmi una doccia, se non vi spiace,” e invia solo un cenno distratto nella sua direzione, tornando poi a strofinare il naso sul petto di Derek prima di mordergli il collo.



Pochi minuti dopo e ancora non si sono parlati, ma cosa hanno bisogno di dire? È stato il sesso più fantastico della sua vita, e Travis spera solo di poterlo ripetere al più presto, possibilmente anche senza Jeff, per avere tutte le attenzioni di Derek per sé. Solo l'idea, nonostante sia impensabile che gli possa tornare duro così presto, causa delle strane reazioni entusiastiche al suo cazzo, cosa di cui Derek sembra accorgersi con divertimento. Prima ancora che Travis si possa preoccupare che l'altro lo apostrofi con simpatiche battute tipo “ninfomane”, Derek si allunga per tracciare con labbra e lingua un percorso tortuoso dalla base del collo di Travis al suo orecchio, dove facendo raddoppiare i battiti del cuore già provato di quest'ultimo sussurra “Se tra cinque minuti ce l'hai duro davvero, potrei ricambiare il favore”. Travis sa di avere un buon controllo del suo corpo, e le sue acrobazie orgasmiche lo dimostrano, ma all'idea di scopare Derek, per quanto in generale preferisca prenderlo che darlo, sa che non avrà bisogno di molta concentrazione per riuscire a recuperare in fretta un'erezione decente. Come per dimostrarlo, spinge il bacino contro quello di Derek con un sorriso di sfida, consapevole di essere già sulla buona strada. Derek risponde al sorriso, divertito, e lo ribalta sul letto, maneggiandolo con una facilità che eccita Travis ancora di più, prima di aiutarlo in questa degna causa con la sua bocca.



***



Ed è così che pochi minuti dopo, quando Jeff esce dalla sua volutamente lunga doccia, tirata per il lungo nella speranza che quei due si ricordassero di avere compagnia e si decidessero a cagarlo, trova Travis impegnato a scopare un Derek piegato in due. Vorrebbe poter dire che la scena è vagamente ridicola, vista la differenza di altezza e proporzioni, ma la verità è che sono fottutamente belli, e la cosa non migliora l'acidità nel suo stomaco. Con un saluto borbottato che non è per niente sicuro che gli altri sentano, raccoglie i suoi vestiti e rassettatosi alla bell'e meglio esce dalla stanza, forse sbattendo la porta con un po' troppa violenza. Non sa neanche perché è così incazzato, se non per il fatto che quei due l'hanno ignorato, alla fine. Cazzo. Ha appena fatto sesso a tre, e gli sembra di essersi fatto solo una sega più faticosa del solito.







Maggio 2008



Jeff non poteva sapere, la sera in cui ha deciso di abbordare Derek, che questo avrebbe condotto a un brusco stop la sua vivace vita sessuale. Credeva che la passione tra il rude manovale e Travis si sarebbe esaurita con la conclusione di quell’unica sessione di sano sesso; invece, col passare delle settimane, deve rendersi conto e accettare a malincuore – perché perdere qualcosa che gli piace lo indispone e passare le serate in cui Cassie non c’è da solo con la sua mano gli rode; non ha ulteriori motivi di risentirsi, ovviamente – che il divertimento che prima era stato quasi esclusivamente un suo privilegio ora sia un piacere condiviso. Lo nota dal fatto che Travis è quasi sempre occupato, quando accenna a una birra insieme, dalla faccia soddisfatta che sfoggia ben più di una mattina alla settimana, e non ultimo dall’ombra silenziosa che entra ed esce dagli alloggi del campus di notte; un’ombra che gli pare di conoscere fin troppo bene.



Tempo due settimane la sua frequentazione con Travis si riduce a zero. Jeff scrolla le spalle e si convince di avere dimenticato, passa oltre alla prima parentesi alcolica e trasgressiva della sua nuova vita al college e si dice che, in fondo, forse è meglio così. C’è un mondo che aspetta di essere conquistato da lui, fuori dal letto di Travis. E all’inferno quel suo sorriso appagato e stanco. Si stancherà anche del fascino burino dell’operaio, prima o poi.



Per recuperare, anche se non sa esattamente cosa, si dedica di più a Cassie, portandola fuori a cena, offrendole regalini magari poco costosi ma che sa la faranno sorridere – o almeno aprire le gambe più volentieri – ma anche se la reazione è quella prevista, anche se le sue serate si riempiono nuovamente della compagnia di una Cassie lusingata delle rinnovate attenzioni e perfino più puttana del solito a letto, Jeff ogni tanto si ritrova ad…annoiarsi? Non sarebbe giusto chiamarlo così, ma per quanto cerchi di convincersene, chiudere gli occhi e immaginare che il culo di Cassie sia quello di Travis mentre la prende da dietro, nella penombra della stanza, può essere una coincidenza, o un lapsus mentale, solo per un paio di volte.



Ma la vita prosegue, e piano piano anche quei pensieri si nascondono da qualche parte, il suo piacere nell'uscire e scopare Cassie ritorna sincero, e se ogni tanto volesse avere un pene con cui trastullarsi assieme al proprio be’, non è che le occasioni gli manchino – a Jeff piace dirsi che la sua è una scelta, perchè quella con Travis è stata solo una parentesi, giusto? E se mai dovesse trovare un altro candidato appetibile, non ci vorrà molto a prendere l'iniziativa. Una scelta, appunto.



***



Derek si rende conto del problema un pomeriggio di inizio maggio. È sdraiato sul letto, intento ad accarezzarsi lascivamente il petto e a ripensare alla sera precedente – Travis sopra di lui, il mento sollevato, gli occhi serrati e quelle labbra piene, che paiono fatte apposta per succhiare, gemere e godere, socchiuse, il tutto mentre il proprio cazzo entra ed esce prepotentemente dal suo culo –, e si ritrova a pensare con disappunto che vorrebbe vederlo anche stasera, ma che non può. Ed è qui che l’allarme rosso scatta nella sua testa.



Non può uscire con Travis, stasera, perché è già d’accordo di vedersi con Johanna. Derek si rizza a sedere di colpo, sgranando gli occhi. Johanna, cazzo. Johanna, la sua fidanzata, che è una ragazza fantastica, bella e simpatica e una bomba tra le lenzuola e della quale lui, soprattutto, è innamorato. Derek sente qualcosa rivoltarglisi nel petto all’altezza dello sterno e che riconosce come senso di colpa. Lentamente volge lo sguardo al comodino, dove la foto di Johanna scattata a Capodanno di quell’anno lo guarda sorridente, inconsapevole. Derek sa che Johanna non si merita i tradimenti e, per quanto lui abbia sempre visto la sua storiella con Travis come niente più di qualche ora di sesso facile in allegria, si rende sempre più conto di come le carte in tavola stiano cambiando velocemente.



La prima settimana si sono dati appuntamento di giovedì sera, senza impegno, ed è stato divertente; poi gli incontri si sono fatti più frequenti, diventando due, poi tre, e tra un pompino e una scopata hanno avuto occasione di chiacchierare un po’. Derek così ha scoperto che Travis è pure simpatico, sa mettere le persone straordinariamente a loro agio – vincendo peraltro le fisime di Derek riguardanti i laureandi e il loro rapporto, non sempre idilliaco, con la classe operaia – e quando il sesso finisce ha un carattere schivo, semplice. L’ultima volta che l’ha visto e che, nel mezzo della conversazione, Travis ha sfoderato quel suo sorrisetto storto, che ha un che di timido, quasi imbarazzato, Derek si è sorpreso a pensare che fosse tenero, e di certo non è quello il primo aggettivo con cui viene da descrivere i propri amici, tanto meno i propri compagni di baldorie. Però Travis è davvero tenero, nonché eccezionalmente carino, e nel ripensare a quell’immagine Derek ricorda anche la breve discussione della sera precedente e di come essa abbia contribuito a sprofondarlo, in parte, nelle lugubri elucubrazioni di quel pomeriggio.



Hanno fatto del sesso magnifico, come sempre, e alla fine si sono ritrovati stesi sul letto con a malapena la forza di respirare. Quindi sono rimasti buttati tra le lenzuola a ridacchiare un po’ e languidamente il discorso ha preso forma.



“Finisci tra poco, giusto?” ha chiesto Derek, passandosi una mano sul ventre ancora umido di sudore.



“Sì… In teoria, sì…”



“Allora hai la mia età.”



“Veramente temo di avere un anno in più.”



Derek ha guardato Travis con aria perplessa e quello ha sorriso imbarazzato, ammettendo “Ho perso un anno, all’inizio. Troppe feste.”



Derek ha riso, un po’ della confessione e un po’ della sua faccia da bambino pescato a rubare la marmellata.



“Capisco,” ha detto poi. “Be’, capita. Immagino fosse un bel cambiamento dal Kentucky.”



Travis ha ridacchiato tra sé, poi ha chiesto “E tu? Perché non sei all’università?”



Derek gli ha rivolto uno sguardo profondo, improvvisamente serio.



“Perché credi che avrei dovuto?” ha domandato sulla difensiva, come sempre quando si tocca l’argomento.



“Mi sembri… Cioè, sei un tipo intelligente. Saresti stato bravo, credo.”



Derek ha sospirato, rispolverando i ricordi di un paio d’anni prima dalla soffitta in cui li ha rinchiusi.



“L’ho iniziata, l’università,” ha detto. “Avevo una borsa di studio, facevo parte della squadra di nuoto. Ho fatto il primo anno, ma poi ho avuto un incidente, la mia spalla non ha più collaborato e ho dovuto mollare. Purtroppo non avevo né i soldi per pagare la retta né voti abbastanza alti da poter aspirare a una borsa di studio, così… me ne sono andato a lavorare.”



Travis l’ha fissato per un po’, poi ha mormorato “È un peccato.”



Sono rimasti in silenzio per qualche minuto, entrambi assorti nei propri pensieri, e probabilmente è stato proprio per sciogliere l’atmosfera un po’ troppo seria che Travis ha domandato “Allora, domani replichiamo?”



Derek l’ha guardato un po’ spiazzato e il sorriso che sul momento gli aveva illuminato il volto si è spento velocemente.



“Domani è venerdì,” ha risposto atono.



Travis ha alzato gli occhi al cielo, continuando a sorridere.



“Sì, lo so. Ci vuole un permesso speciale per il weekend?”



“No, è che… Il venerdì e il sabato esco con Johanna.”



L’ha guardato di traverso, colpito da un improvviso timore, e infatti ha trovato che il sorriso di Travis era sparito, sostituito da un’espressione confusa.



“Johanna,” ha spiegato allora, “è la mia fidanzata.”



“Oh.” Travis è rimasto in silenzio, rinchiuso nei propri pensieri, poi ha mormorato “Non sapevo avessi una fidanzata.”



“Sì, be’… Stiamo insieme da un po’.”



“Ah.”



Derek si è sentito mortificato dalla reazione di Travis, che definire inaspettata era poco, e al contempo gli è montata dentro una gran rabbia – magari proprio rabbia no, a ripensarci, ma una grande irritazione, questo sì.



“Si può sapere perché fai quella faccia? Mica è una cosa tanto strana. Dio, pure tu hai una fidanzata, anche se l’hai lasciata a casa a fare la maglia in attesa del tuo ritorno, e io mica ti ho mai detto niente. Non sei proprio la persona da farmi la morale, mi pare.”



Travis l’ha guardato sorpreso, poi si è alzato dal letto.



“Guarda che per me puoi anche farti metà della popolazione di Los Angeles e avere tre mogli, non mi interessa minimamente,” gli ha detto dandogli le spalle. “Non sono qui per giudicare nessuno. È solo che non me l’aspettavo, tutto qui.” Poi si è voltato di nuovo vero di lui e gli ha sorriso, anche se a Derek in quel momento è sembrato che il gesto fosse un po’ tirato – ma è la mia immaginazione, si è detto, è perché mi sono scaldato troppo un secondo fa, e per una cazzata.



“Allora facciamo per domenica?” ha chiesto, battendo le mani davanti a sé e strofinandole tra loro.



Derek ha annuito, poi, mentre l’altro si avviava in bagno, ha aggiunto “Scusa per prima. Ho esagerato. Non avrei dovuto accusarti così.”



Travis ha sventolato una mano ed è sparito in bagno, mugugnando “Tranquillo”, ma Derek, tornandosene a casa, aveva ancora il gusto amarognolo di qualcosa di inceppato in bocca.



Ora il punto è che Derek non ha ragione di sentirsi così legato a Travis. Non si può descrivere nemmeno come un amico, visto il tipo di rapporto che hanno, per cui che ragione avrebbe di vederlo due sere di fila? Scopare non è esattamente un bisogno primario e comunque ci si può lavorare. E poi stasera uscirà con Johanna, cazzo, e con lei non è mai serata in bianco. Certo, con un uomo è diverso. Molto diverso. Ma Derek non è gay, gli piacciono le donne, gli piacciono le tette in particolare, e Johanna è dotata di due tette da favola. Insomma, non ha ragione di voler passare la nottata con Travis quando può portarsi a casa Johanna e tenersela vicina fino a domenica mattina.



Il pensiero sembra consolarlo un po’, così si costringe ad alzarsi e ad andarsi a fare una doccia. Forse con l’acqua gli si rinfrescheranno anche le idee…



***



È stato un weekend grandioso, pensa Derek attraversando il corridoio che porta alla camera di Travis. Johanna è stata meravigliosa; sinceramente, non ricordava nemmeno quanto potesse essere adorabile quella ragazza. È passato a prenderla alle otto, hanno cenato fuori e poi hanno riparato a casa di Derek e da lì, per i due giorni successivi, non si sono mossi. Johanna ha questo modo incredibile di trasformarsi da casalinga premurosa degli anni Cinquanta in pornostar in meno di un minuto e Derek si gode il fenomeno tutte le volte che può, vale a dire più e più volte al giorno. Johanna gli ha fatto da mangiare, gli ha massaggiato la schiena, gli ha messo in ordine la cucina e l’ha spremuto come un’oliva e Derek si è sentito per due giorni un pascià. Però è giunto alla fine il momento di riportarla a casa e, cinque minuti dopo, la mente di Derek – e non solo – erano completamente focalizzate sulla serata. Si sente un po’ idiota, ma non ha voglia di rovinarsi la giornata ricominciando con le elucubrazioni, quindi svuota la testa da ogni considerazione negativa e si lascia pervadere da un brivido di anticipazione mentre bussa alla porta della camera.



Aspetta, guardandosi attorno con le mani nelle tasche, sentendosi come al solito vagamente a disagio, sospeso tra un mondo che non gli appartiene e uno in cui, invece, sguazza come una papera. Poi la porta si apre e Derek si ritrova catapultato dentro. Un secondo dopo le sue spalle sbattono contro il legno della porta e si ritrova la lingua di Travis in bocca prima ancora di averlo visto chiaramente in faccia. Si lascia baciare, rispondendo con entusiasmo, passandogli le mani sulla schiena e sulla nuca e scoprendolo senza maglietta – né pantaloni. L’eccitazione gli esplode tra le gambe come un fuoco d’artificio e nella sua mente offuscata vanno prendendo forma dozzine di immagini dai contenuti hard. La bocca di Travis si scolla dalla sua ed eccolo, il sorriso provocante, il brillio malizioso nel profondo dei suoi occhi. Travis cade in ginocchio ai suoi piedi, affaccendandosi con l’allacciatura dei suoi pantaloni, e Derek lo guarda un po’ sconcertato, leccandosi le labbra per snebbiare la mente.



“Ciao anche a te. Passato un buon weekend?” chiede con voce roca.



“Sono andato a una festa,” risponde Travis, calandogli i boxer insieme ai jeans. “Tu?”



Ma non gli dà il tempo di rispondere perché la sua bocca si chiude sulla sua erezione proprio in quel momento, succhiando in modo divino. Derek lascia cadere la testa indietro contro la superficie dura della porta e non sente nemmeno male quando il colpo la fa vibrare, rimbombando. Le labbra di Travis scorrono abili su di lui, la sua lingua lo stuzzica in tutti i posti giusti e Derek si dimentica che fuori da quella porta c’è un mondo, un lavoro, una fidanzata.



Quando Travis si stacca da lui, rilasciandolo con uno schiocco che lo fa ridere scioccamente tra sé, si rialza e torna a baciarlo. Derek sente il proprio sapore salato nella sua bocca e le loro erezioni che si scontrano, e la cosa lo fa eccitare ancora di più.



“Scopami,” gli sussurra Travis sulle labbra, allontanandosi di un centimetro.



Cammina all’indietro fino al letto, il sorrisetto provocante sempre più pronunciato. Si china a prendere qualcosa dal comodino e glielo tira addosso, centrandolo in pieno petto. Derek lo afferra al volo, istintivamente. Si guarda le mani e vede che è un preservativo. Quando rialza lo sguardo Travis è semisdraiato in mezzo al letto, le gambe aperte in modo invitante e vagamente osceno.



“Muoviti,” lo incita Travis, ridacchiando. “Saltiamo i preparativi. Ci ho già pensato io…”



Derek chiude gli occhi ed espira, mentre le ultime gocce di sangue abbandonano il suo cervello. Staccando finalmente la schiena dalla porta, si porta la bustina del preservativo alla bocca, la apre coi denti e se lo mette, camminando verso il letto con un ghigno eccitato sul volto. Curvandosi sopra la figura di Travis disteso sulle coperte, cerca nuovamente le sue labbra, mentre le sue gambe gli cingono i fianchi e lo attirano verso il basso, contro di lui. Poi le dita di Travis lo afferrano e i suoi fianchi aggiustano la posizione; Derek si sente affondare agevolmente in quel calore stretto e avvolgente e perde ogni cognizione di se stesso.



***



Dieci giorni più tardi Travis è impegnato a giocare col cellulare, meditando tra sé propositi tutt’altro che onorevoli. Domani sarà il suo compleanno e stasera dovrebbe prendere un aereo che lo porterà a Lexington, dove potrà essere festeggiato adeguatamente. Il punto è che lui di tornare a casa, quest’anno, non ha proprio voglia. Sta di gran lunga meglio al campus e il pensiero di trovarsi sotto l’ala protettiva di sua madre a spegnere candeline a ventitre anni lo fa sentire uno sfigato galattico. Non ha mai odiato il Kentucky tanto come da quando ha scoperto che, al di fuori dei suoi confini, c’è il mondo. Lì ha amici, ha una vita e si diverte. A casa avrebbe solo la sua famiglia, la sua casetta in mezzo al nulla e Jeannie che lo fissa con occhi amorevoli chiedendogli quando potranno finalmente sposarsi, perché lei sta mettendo via i soldi e bisogna iniziare a ristrutturare il secondo piano di casa dei suoi. Ecco, il pensiero non avrebbe potuto essere meno allettante.



In verità Travis si sta gingillando con l’idea di non partire da almeno una settimana. Ci sta pensando così seriamente che non ha affatto prenotato il biglietto per tornare, come invece ha fatto credere a mamma, non ha ancora finito di preparare la borsa e - tocco di classe dell’ultimo minuto - ha chiesto a Derek di passare per un’ultima sgranchita d’uccello prima della partenza. Al momento gli è sembrata solo una buona idea per portare con sé qualche bel ricordo che durasse fino al suo ritorno; ora ha più l’aria di essere stata una mossa subdola del suo inconscio per ritardarlo fino ad impedirgli di partire.



Quindi, in definitiva, l’unica cosa che vorrebbe davvero per il suo compleanno è non tornare a casa. Ci pensa e passa con un misto di desiderio e insicurezza il pollice sui tasti del cellulare. Deve fare solo una chiamata. Solo una.



Con un po’ di ansia digita il numero a memoria, in fretta, sperando che sia giusto. Ascolta il telefono dall’altro capo squillare una, due volte, poi la voce di sua madre risponde, affettuosa e decisa come sempre.



“Ciao, mamma,” articola a fatica, assottigliando gli occhi sotto la valanga delle sue mille domande. “No, non sono all’aeroporto. No. Mamma…ascoltami…” Si ferma, si schiarisce la voce e ripete “Ascolta. È proprio per questo che ti ho chiamato. Non torno a casa.”



Dall’altro capo del telefono la notizia è accolta da un lungo silenzio, al quale segue una fredda richiesta di spiegazioni. Travis si schiarisce di nuovo la voce prima di imbastire la propria debole sfilza di motivazioni: è stanco e ha molto da studiare, il viaggio lo sposserebbe ancora di più, e poi è l’ultimo anno che sta all’università e non ha mai festeggiato coi suoi amici. Sua madre rumoreggia e si lamenta; non è convinta e soprattutto ha già organizzato la festa. Travis sbuffa. Ha ventitre anni, è ora che si possa gestire la vita, no? E non sta esattamente rinunciando a tornare per fare baldoria: l’università è agli sgoccioli, è una cosa seria. Non vuole perdere un altro anno. Sua madre schiamazza un altro po’, poi gioca l’asso nella manica: che dirà Jeannie, che aspetta con tanta ansia il suo ritorno? Quella ragazza è proprio un angelo e lui non se la merita una santa donna così. Travis ascolta tutto questo e per una volta deve dare ragione a sua madre: Jeannie non si merita un tipo come lui, o meglio lui una tipa come Jeannie non la regge più. Non lo dice ad alta voce, ma sorride tra sé, come covando un dolce segreto, e quando finalmente riesce a chiudere vincente la conversazione si rende conto che dovrà fare un’altra telefonata. Si beve un sorso d’acqua tonica, meditando tra sé le parole più adatte. Questa volta non sarà facile come pochi secondi fa, ma lui è un uomo del Kentucky in fondo, di quelli di una volta, e ciò che va fatto va fatto.



***



Derek arriva all’appuntamento in ritardo di dieci minuti e completamente sudato per la corsa. Si è fatto una doccia, dopo il lavoro, ma ora si rende conto che è stata un’idea sciocca, se per questo ha fatto tardi e ha dovuto dare fondo a tutte le sue risorse di fiato. Non correva così da un po’ e si è reso conto di essere piuttosto fuori forma.



“Che hai fatto? Problemi?” lo accoglie sorridente Travis, per nulla preoccupato dal suo ritardo, senza il minimo accenno di irritazione nella voce o nei tratti del viso.



“No…” Derek si passa una mano tra i capelli umidi e scuote la testa. “Sono passato da casa a cambiarmi.”



Travis ride. Derek ha la sensazione che ci sia qualcosa di strano in lui, ma non riesce a focalizzare bene di cosa si tratti. È allegro, sembra quasi euforico in verità, e Derek si chiede se ritornare a casa possa davvero renderlo tanto felice. Evidentemente ha sottovalutato l’affetto che Travis ha per la propria famiglia. Probabilmente gli manca Jeannie, nonostante non ne parli praticamente mai.



“Allora, pronto per la partenza?” gli domanda, togliendosi le scarpe e accomodandosi sul letto, quasi fosse il proprio. In fondo in quella stanza si sente davvero a proprio agio, ormai; gli è bastato davvero poco per adattarcisi.



Travis fa una faccia assurda, un’espressione confusa e sorpresa, ma sotto sotto divertita. Derek continua a pensare che sia proprio strano oggi, ma non ha voglia di stare a psicanalizzarlo. Allunga una mano, invece, e gliela passa tra i corti capelli castani, godendosi il modo in cui lui si lascia accarezzare, con negli occhi già l’anticipazione di ciò che seguirà.



“Ho pensato a lungo a questa sera,” mormora Derek, sogghignando, “e credo proprio che ti meriti qualcosa di speciale.” Con movimenti esperti e calcolati lo avvicina, reggendogli la testa per la nuca, e lo attira a sé per baciarlo. La bocca di Travis si schiude, calda e disponibile, per accogliere la sua lingua e Derek si sente colmare di soddisfazione e orgoglio, perché sa di essere bravo a maneggiare Travis, sa di potergli fare ciò che vuole, e per questo si muove con cura. Gli passa una mano sugli addominali, ancora nascosti dall’inutile polo che indossa, e scostandosi dalla sua bocca gli sussurra suadente all’orecchio “Che ne dici se ti scopo così forte che non potrai fare a meno di ricordarti di me per tutto il tempo che starai via?”



Travis, apparentemente, non ha nulla da obiettare.



***



Derek si allunga sul letto, appoggiando la testa sul cuscino. Lascia che lo sguardo indugi con un po’ di fissità sulla parete di fronte, mentre il cuore riprende a battere più lentamente e il respiro torna alla normalità, poi abbassa gli occhi. Travis è ancora sdraiato vicino ai suoi piedi, in fondo al letto, e steso ad occhi chiusi sembra sul punto di scivolare in un sonno leggero. Derek sente gli angoli della bocca incurvarsi verso l’alto e gli dà una bottarella con un piede. Travis si riscuote, come se quel minimo contatto l’avesse strappato allo stordimento totale dei sensi, e volta la testa per guardarlo stupito. Derek non può fare a meno di ridere, questa volta.



“Ehi, non vorrai mica addormentarti!” lo canzona bonariamente. “Hai un aereo da prendere stanotte. Te lo ricordi, sì?” Ridacchia tra sé ancora un po’, prima di chiedergli “A proposito, a che ora devi essere in aeroporto? Ti posso dare un passaggio, se vuoi.”



Travis rotola su un fianco e Derek lo osserva leccarsi le labbra.



“Veramente…non parto più.”



Derek lo osserva per un momento, confuso, poi scuote la testa.



“In che senso, scusa? Non avevi detto che dovevi tornare a casa per il tuo compleanno e tutte quelle menate…”



“Ho chiamato i miei e ho detto che non sarei tornato,” spiega brevemente Travis, guardandolo con innocenza.



Derek è perplesso. Travis gli sembra troppo calmo; gli ha bofonchiato accenni alla sua partenza per tutta la settimana e ora il cambiamento di programma pare non avergli causato neppure il minimo grattacapo. Sembra quasi che sia stata un’idea maturata con calma e non un colpo di testa dell’ultimo momento.



“E per il biglietto che fai? Te lo rimborsano?” chiede, un po’ a casaccio, per riempire l’attimo di silenzio.



“Oh, non c’è problema. Non l’avevo comprato.”



Un sentore di sventura risale lentamente lungo la schiena di Derek, facendogli rizzare i capelli alla base della nuca. Qualcosa non va; lo vede negli occhi apparentemente calmi e disinteressati di Travis, ma sotto sotto brillanti di un’euforia non sopita, nei suoi muscoli tesi, che il sesso, per quanto intenso, non è riuscito a rilassare del tutto, nel suo fare attento, come in attesa di qualcosa. Quando apre la bocca, dunque, Derek si immobilizza, in trepida attesa.



“Non è l’unica novità del giorno,” annuncia Travis. Nonostante il tono della voce sia rimasto pacato e colloquiale, Derek può distinguere alla perfezione il sorriso, notevolmente più disteso, che gli si va disegnando sul viso. “Già che c’ero ho chiamato Jeannie e l’ho mollata. Sono un uomo libero!” conclude scherzoso, alzando su di lui uno sguardo trionfante.



Derek boccheggia. La cosa l’ha colto totalmente alla sprovvista e, per qualche motivo che non riesce del tutto a comprendere, lo manda nel panico più totale. Cerca di dirsi che le relazioni sentimentali di Travis sono solo affari suoi, che lui non c’entra niente e che Travis non avrebbe nemmeno ragione di annunciargli quella novità, se non per fare conversazione spiccia, eppure il fatto suona alle sue orecchie come uno sconvolgimento di proporzioni bibliche. C’è qualcosa di molto sbagliato in tutta quella storia e, sebbene faccia fatica ad individuare dove stia la falla, sente già l’acqua lambirgli le ginocchia. È ora di abbandonare la nave, si dice, teso. Già, ma perché?



Si sente stupido perché il pensiero corre subito a Johanna, a ciò che lei rappresenta per lui e a come sarebbe la sua vita senza la sua presenza costante e affettuosa. Eppure sa bene di essere lo stesso uomo che nemmeno due settimane fa si rodeva il fegato pensando di dover uscire con lei, rinunciando a colui che ora gli sta sdraiato davanti. Due settimane fa, evidentemente, era pronto a fare a meno di lei per qualche ora, o persino per qualche giorno. È possibile che Travis abbia seguito lo stesso ragionamento istintivamente? Se l’ha fatto è un cretino, perché non si butta via una storia di anni per qualche scopata, per quanto divertente ed eccitante. Johanna ci sarà sempre, anche quando sarai vecchio e non ti tirerà più, gli ricorda la sua coscienza, e allora tutti questi incontri veloci su letti sempre sfatti non conteranno più nulla. Lui è stato abbastanza lungimirante da tenere a mente quella verità tutto il tempo, ma può essere sicuro che lo stesso discorso funzioni per Travis?



“Di’, che ti è saltato in mente?” gli chiede, rendendosi conto di suonare molto più aggressivo di quanto vorrebbe.



Travis scrolla le spalle.



“Tanto le cose non andavano particolarmente bene, direi. Mi rompeva sentirmi legato a una ragazza che non vedo decentemente da tre anni e che non mi piace più nemmeno poi molto… Al momento non ho bisogno di una fidanzata da sposare.”



“A me pare che tu abbia ragionato un po’ con l’uccello,” ribatte Derek, tirandosi a sedere.



Travis si oscura leggermente in volto.



“Perché?” chiede, imitandolo e mettendosi seduto in fondo al letto.



“Perché ora che scopi con me e chissà chi altro ti diverti e non ci pensi alla tua tipa, ma quando finirà l’università e dovrai tornare a casa ti accorgerai che hai fatto una cazzata a buttare tutto all’aria.”



Travis storce la bocca.



“È una bella opinione che hai di me…” bofonchia, ironico.



“Ti sto dicendo ciò che penso, non è detto che ti debba far piacere,” replica Derek. Sente l’agitazione crescere incontrollata dentro di lui e si chiede con sempre maggior apprensione che cosa lo stia portando tanto fuori dalle righe.



“Be’, allora ne prendo atto,” ribatte freddamente Travis.



Derek si mastica nervosamente il lato del labbro inferiore, ponderando la situazione. Non poteva andare peggio di così, si dice, e nello stesso istante lo coglie un pensiero che lo fa sussultare involontariamente.



“Ehi, io domani non ci sono, eh,” dice, come a mettere in chiaro qualcosa che non è mai stato detto ma che era sottinteso fin dall’inizio. Prendere le distanze gli sa un po’ di fuga, ma è la cosa più ragionevole, al momento. “È venerdì, esco con Johanna.”



Gli pare che Travis si incupisca ancora di più.



“Per cosa, scusa?”



“Be’, pensavo che, visto che è il tuo compleanno, tu avessi in mente che… Io e te…”



Travis si volta dall’altra parte, armeggiando con i vestiti sparsi ai piedi del letto. Si alza, tenendo in mano i boxer senza infilarli.



“Ti ho proposto di vederci, per caso? Non mi pare,” risponde atono. Lo sguardo che gli rivolge un secondo più tardi è glaciale. “Tu dai un po’ troppe cose per scontate. Forse è meglio se te ne vai a casa; voglio farmi una doccia e poi ho un sacco di cose da fare.”



***



Jeff sa che dovrebbe sentirsi in colpa. Forse. O se non in colpa, almeno vagamente infastidito all’idea di essere chiaramente un ripiego, e di averne comunque approfittato biecamente per farsi scopare da Travis come non capitava da tempo. La verità, se proprio dovesse ammetterla, è che avrebbe voglia di leccarsi i baffi e fare le fusa come un gatto soddisfatto che ha appena consumato una succulenta scodella di panna. Dove la panna, in questo caso, sta per lo sperma di Travis che ha ingoiato con entusiasmo, dopo essersi fatto scopare con violenza.



Era chiaro, dal modo in cui Travis l’ha chiamato ingrugnito e letteralmente trascinato in camera dopo l’affrettata cena di compleanno, che doveva essere successo qualcosa con Derek, il “fidanzatino” di Travis, come a Jeff piace chiamarlo nell’intimità della propria mente con adeguato tono di scherno. Ormai riesce perfino ad ammetterlo, di essere geloso, senza che gli suoni poi così strano. Alla fine Travis è tornato da lui, il fido compagno di avventure di letto, esattamente come previsto.



Certo, avrebbe preferito essere lui a darlo a Travis, perchè ormai è un po’ che non gli capita di farlo e non può dire che la sensazione non gli manchi, ma Travis non sembrava affatto ben disposto in tal senso, e per quanto il pensiero possa essere patetico... un affamato non si lamenta del cibo che gli viene regalato e Jeff è affamato, affamato di Travis e della sua pelle e del suo cazzo e della sua attenzione concentrata su di sè, almeno per quei pochi minuti.



Accarezzandosi il petto lentamente, indeciso se addormentarsi nel letto di Travis o se tornare nella propria stanza, Jeff ascolta il rumore sommesso della doccia nel piccolo bagno adiacente alla stanza, e si chiede come reagirebbe l’altro se cercasse di unirsi a lui. Una volta probabilmente sarebbe stato l’inizio del secondo round, ma ora Jeff non si fa molte illusioni. Teniamoci quello che abbiamo, pensa, e si trastulla per qualche minuto con l’immagine di Travis in mezzo alle sue gambe che entra dentro di lui con gli occhi socchiusi e la fronte leggermente corrugata, le guance già rosse e la bocca delicatamente aperta. Sta quasi per allungare una mano e pensare da solo al secondo round, quando qualcuno lo interrompe, bussando alla porta. Senza preoccuparsi particolarmente di vestirsi, si arrotola alla svelta un asciugamano attorno alla vita, pronto a raccontare qualche stupida storia su una corsa con Travis e il bisogno di usare la sua doccia se necessario.



Quando apre la porta, invece, a comparirgli davanti in tutto il suo imbarazzato splendore non è altri che Mr. Manovale in persona, Derek, che lo fissa tra lo stupito e – decisamente – l’incazzato.



“Travis è sotto la doccia, se lo vuoi aspettare,” attacca Jeff senza neanche salutarlo, senza vedere la necessità di mantenere rapporti diplomatici. Non riesce a trattenere, e non ci prova neanche, il sorrisetto di trionfo che sente dipingerglisi in viso.



L’altro lo fissa a bocca aperta, come lo stupido pesce lesso che è, e scuote la testa, probabilmente per darsi dello stupido.



“No, fa niente. Volevo solo... niente. Ciao, Jeff.”



Con passo deciso Derek si allontana, e Jeff resta a salutare un corridoio vuoto, a cui perfino si inchina con esagerata cortesia.



“Addio, Derek.”



Quando Travis rientra, Jeff sta già fingendo di dormire.



***



“Mmmm, buongiorno.”



Travis apre un occhio di malavoglia e cerca di sorridere a Jeff, per non sembrare troppo orco – sa di non essersi comportato splendidamente la sera precedente, e sta quasi coltivando generosi pensieri di sveltina mattutina – ma sente il tentativo fallire miseramente, travolto dal sonno.



Jeff, invece, sembra essere fastidiosamente sveglio, e dopo un paio di minuti passati a cercare di ignorare il suo saltellare e rigirarsi nel letto Travis smette di cercare di riaddormentarsi, e decidendo infine di non volere poi una sveltina mattutina – dio, ma è messo veramente male, male, male – si alza e inizia a vestirsi, ignorando lo sguardo sorpreso e forse deluso di Jeff.



Travis si infila i pantaloni, dando le spalle a Jeff che, a giudicare dai rumori, sta seguendo il suo esempio e si sta rivestendo, quando la voce dell’altro lo congela improvvisamente, brusca e per niente simile al solito tono amicone di Jeff, anche se accuratamente neutrale.



“Ah, ieri sera è passato Derek.”



Derek. Travis si gira, cercando di mantenere la calma sia nella voce che in volto. Per qualche motivo, il tono neutro che Jeff si sta chiaramente sforzando di mantenere comincia a farlo incazzare – preferirebbe che Jeff gli dicesse una volta per tutte quale cazzo è il suo problema con Derek, ma in questo momento Travis è troppo impegnato a ripetere "Derek Derek Derek" nella sua mente per potersi concentrare esattamente sulle motivazioni di Jeff.



“Ieri? Quando?” Oh, se questa fosse una gara a chi ha la migliore faccia di merda, Travis vincerebbe assolutamente. Liscio come l'olio, signore e signori.



“Ieri sera, mentre eri nella doccia.”



“E che voleva?”



“Non lo so, salutare, credo? Farti gli auguri? È andato via subito, non è voluto entrare.”



Credo? Farti gli auguri? In altre circostanze, Travis ora sarebbe infuriato. In verità, il pensiero di Derek alla sua porta lo turba talmente tanto che non ha nemmeno la forza di sollevare più di una vagamente acida obiezione.



“E perchè hai aspettato fino ad ora a dirmelo?”



“Scusa, mi era passato di mente, non pensavo fosse importante. Ho combinato un casino?”



No, Jeff, il casino l'ho combinato tutto io, ma se ora te ne andassi mi faresti un grosso, grosso favore.



“No, non era importante...”



Travis si avvicina alla finestra e guarda in giù, verso i sentieri che si intersecano al centro del campus, senza realmente vederli. Ha un groppo doloroso all’altezza dello stomaco che ha il retrogusto amaro del senso di colpa, ma non sa perché. O meglio, lo percepisce, e mentre da una parte si sente stupido, dall’altra gli fa paura. Si è detto che il suo attaccamento a Derek non contava, che non doveva lasciarsi prendere la mano. Ha ricacciato indietro le parole durante il loro ultimo litigio e si sarebbe mangiato la lingua pur di non ammettere che sì, avrebbe voluto trascorrere con lui il suo compleanno e no, non voleva che uscisse da camera sua per tornarsene da Johanna solo perché era il fine settimana. L’ha lasciato andare mostrando tutta la freddezza di cui è capace e ha accettato di scopare con Jeff per riscaldare le lenzuola vuote e il suo umore nero – non che questo abbia funzionato granché. E in mezzo a tanta fiera di orgoglio mascolino Derek si è presentato alla sua porta in piena notte. Per riappacificarsi, sicuramente, per mettere in chiaro le cose, perché lui si prende straordinariamente sul serio, quando vuole fare l’amico.



Travis sorride al freddo pannello di vetro. Con che faccia dovrebbe andare a dire a Derek, a questo punto, che ha perso la testa e crede di essersi innamorato di lui? Innamorato di lui… Cristo santo, suona allucinante persino per il suo stesso cervello. Come può, dopo essersi fatto beccare a letto con un altro, andarlo a cercare e sbattergli in faccia una cosa del genere, dopo il modo disperato in cui Derek si è sforzato di fargli capire che, per lui, quello tra loro è solo sesso e nulla più? A che scopo, soprattutto, fargli una cosa del genere?



Travis serra le labbra e deglutisce con forza. No, non dirà niente del genere a Derek. Non lo cercherà, perché se non altro Derek non si merita di passare pure quel casino. Gli deve quest’ultimo gesto d’amicizia. Se lo terrà per sé, il suo piccolo, scottante segreto, e se lo gestirà da solo, in qualche modo. Le persone vanno e vengono, in fondo, e prima o poi anche Derek sfumerà dalla memoria. Per il proprio bene non lo chiamerà più, non ci andrà più a letto, non frequenterà i posti in cui potrebbero incontrarsi per caso. Se sarà fortunato Derek non lo cercherà più. Sarà meglio per tutti così.



“Ehi, tutto bene?”



La voce di Jeff, alle sue spalle, lo fa sussultare. Si volta e gli sorride svogliatamente, abbassando lo sguardo in fretta.



“Sì,” borbotta, tornando al centro della stanza. Si siede sul letto e si passa le mani sulla testa, accarezzandosi e arruffandosi i capelli con gesti lenti e inconsapevoli. “Senti, devo fare un paio di telefonate, poi magari mi faccio un giretto da solo. Ci si vede poi, ok?”



Jeff lo fissa e Travis sa che ha già capito. Ciao, Jeff, quella è la porta; hai fatto abbastanza, lasciami solo.



“Come vuoi…” dice, palesemente scocciato dietro a quella faccia dura e quello sguardo chiaro e impenetrabile, e gira già sui tacchi per andarsene.



Travis gliene è profondamente grato e, nonostante tema il contrario, spera, con l’ultimo briciolo della propria dignità, che Jeff non abbia fatto due più due e che il suo segreto sia al sicuro, chiuso a chiave nel suo petto. Quando la porta della camera si chiude alle sue spalle è come se il respiro gli si sbloccasse, come se il mondo riprendesse a girare, e vorticosamente. Travis si lascia cadere semisdraiato sul letto, i piedi ancorati alla moquette della sua stanza e gli occhi fissi sul soffitto bianco sporco. Un secondo dopo è costretto a chiuderli per il senso di vertigine. Va tutto bene, si dice, coccolando con una carezza lieve il nodo che si contorce proprio sotto il suo diaframma. Respira, respira. Ciononostante, scopre qualche minuto più tardi, respirare non è affatto facile.



***



Derek si stanca di sfogare la propria frustrazione violenta contro il muro solo quando l’ennesimo pugno è seguito da uno scricchiolio sinistro di cartongesso incrinato; scostando la mano osserva allarmato la crepa ornata da una strisciata del proprio sangue e al contempo le sue nocche inviano un disperato segnale di dolore al cervello. Allora impreca, infuriato sul serio. Bel lavoro, si dice, sarcastico; complimentoni, Derek. Sei proprio un coglione.



Vorrebbe dirsi che non sa perché è così arrabbiato, perché si è sentito male come un cane per tutta la durata della cena e perché, arrivato davanti alla porta di Travis e trovandosi davanti Jeff nudo, ha dovuto combattere con l’insopprimibile urgenza di spappolargli il cranio contro lo stipite e la voglia di urlare in faccia a Travis che andasse a fanculo, che sparisse e non si facesse più vedere né sentire, che non aveva più tempo da perdere dietro a lui. La verità, però, è che Travis non gli ha mai chiesto di corrergli dietro o di preoccuparsi per lui, e che Derek non si è mai sentito così per nessuno degli uomini con cui è andato, saltuariamente, a letto. Vorrebbe dirsi che è stata la frequentazione assidua dell’ultimo mese a creare quel rapporto, così intimo e complice, da farlo sentire tradito, come se avesse trovato Johanna con un altro, ma deve ammettere a se stesso che, semplicemente, non ha senso. Non ci si sente come se si fosse fidanzati con qualcuno se non si covassero sentimenti affini a quelli che si provano per un fidanzato. Non si è gelosi di un amico nemmeno troppo stretto con cui si scopa di tanto in tanto.



Mandando giù il riflusso acido dell’ira, Derek mette la mano ferita sotto l’acqua fredda e lascia che, con il sangue, lavi via il turbamento. Non ci deve pensare, si dice, è solo scosso. Ha avuto una settimana pesante, non sta troppo bene, e in generale è un periodaccio. Non sa perché, ma è sicuramente stressato. Dev’essere quello, si convince, mettendosi a letto e addormentandosi che già il cielo schiarisce per l’alba.



Il giorno dopo il suo umore non è migliorato affatto, la mano gli duole terribilmente e gli si chiudono gli occhi per il sonno. Il terzo giorno sulle nocche della mano offesa sfoggia un’ammirevole serie di croste marroncine, che si tendono e tirano la pelle tutto il tempo mentre lavora. Gli ricordano in ogni momento della sua sfuriata di qualche giorno prima, e se la rabbia fosse ormai sbollita potrebbe riderci sopra e dirsi che è stato proprio stupido a ferirsi a quel modo. Il settimo giorno le croste prudono terribilmente; la pelle sotto di esse si sta riformando, cancellando le tracce del proprio caratteraccio, ma stranamente il suo orgoglio ferito non accenna a risanarsi.



L’undicesimo giorno Johanna gli chiede se non si sente bene e Derek annuisce. È una menzogna, ma solo a metà; ciononostante il giorno seguente si sente colpevole come un ladro e deve mordersi la lingua per non chiamarla e raccontarle tutto. Poi pensa che non può dare voce alle proprie frustrazioni con la donna che, per quanto la si voglia girare, è stata il bersaglio inconsapevole dei suoi tradimenti fisici, e non può di certo andare da lei a svuotare il sacco su settimane di sesso selvaggio e poi lamentarsi delle pene che la situazione con Travis gli dà. Non può, davvero, per cui tiene la bocca chiusa e il proprio malessere dentro, aspettando che evapori. Invece quello continua a bollire, bollire, cambia forma ma non si placa e col passare dei giorni Derek inizia a pensare che non ce la farà a sopportare quella tortura ancora a lungo.



Esplode tre giorni dopo. All’inizio vorrebbe dare una spiegazione a Johanna, perché dopo quei mesi meravigliosi, in cui sono stati così in sintonia e felici insieme, gli pare di dovergliela, ma quando se la trova lì davanti l’espressione preoccupata sul suo viso e il nervosismo nelle sue mani lo fanno desistere. Non se la sente di spezzarle il cuore più di quanto non sia strettamente necessario. Quindi la lascia nel modo più gentile che conosce, dicendole che non se ne deve fare una colpa, perché lui ha un caratteraccio e non è capace di stare con nessuno, che lei è una ragazza stupenda e che meriterebbe molto di più di uno come lui. Non crede di amarla, comunque, è confuso, e osserva le sue lacrime e la sua costernazione avvertendola dolorosa come uno schiaffo in pieno volto. Alla fine, Derek si compiace persino un po’ della sofferenza che lasciare Johanna gli ha causato. Di certo la sua coscienza smette di urlare e sa, in quel momento ancora più di quando ha preso quella decisione, di aver fatto la cosa più giusta.



Single, libero di prendere in mano da capo la propria vita, Derek si guarda allo specchio, il mattino dopo, e pensa che non andrà a cercare Travis. Si sorprende quando si rende conto che la ragione non è che è un uomo, e che questo comporterebbe un coming out, né che i suoi sentimenti per Travis non gli sono dopotutto molto chiari. Pensa invece che non ne vale la pena, per uno come Travis, perché ha giocato con lui abbastanza e - Derek ora lo sa - non sarebbe capace di sopportare che lo facesse di nuovo. Sorride a se stesso, compatendosi un pochino, e va a lavorare scuotendo la testa. Se la farà passare, si ripromette. Tutto passa prima o poi, si dice guardandosi le nocche delle dita, rosee e inviolate; così sarà anche per Travis.







Luglio 2008



Il ristorante è carino, forse un po’ troppo per un’uscita tra amici. È il tipo di locale dove porti una ragazza con cui vuoi provarci per fare colpo senza spaventarla e senza alleggerire troppo il portafoglio, o il posto dove due fidanzatini vanno a tubare nei primi, preziosi mesi della loro relazione. Guardando Cassie, seduta di fronte a lui, Travis sorride tra sé, pensando che tutti i clienti, probabilmente, li daranno per una coppia. La cosa, non sa perché, lo diverte.



Non avrebbe mai pensato che ammettere la propria omosessualità avrebbe avuto un tale impatto sulla vita sociale. Fresco di laurea, ha deciso che rinunciare a quella penosa copertura sarebbe stata la ciliegina sulla torta della sua iniziazione a tutti gli effetti alla vita adulta. Ha aspettato giusto il tempo di dire addio alla sua camera nel campus prima di rivelare, a una selezionata cerchia di amici, le proprie preferenze sessuali. Pensava che avrebbe perso parte dei suoi compagni di bagordi, e in effetti un paio dei bevitori accaniti con cui ha condiviso momenti d’intrattenimento privato ad alto contenuto alcolico, come ad esempio Jeff, si sono eclissati senza lasciare traccia, con sua buona pace; non sospettava minimamente, però, del fenomeno che avrebbe scatenato nelle donne che frequentava. Il numero delle frociare – perché solo così si posso chiamare le femmine adoranti che hanno iniziato a insistere per uscire con lui da quando hanno scoperto che è gay – che gli gravitano attorno è spaventoso e comprende, tra le altre, donne con cui non avrebbe mai più pensato di avere a che fare. Come Cassie, appunto, che, da quando si è lasciata con Jeff – ed era anche ora, ha commentato cinico Travis quando lei gliel’ha confidato in lacrime – sembra averlo scelto come confidente personale. Travis, che in fondo la trova una ragazza simpatica, anche se un po’ troppo libertina per il bene della propria situazione amorosa, si è trovato costretto a dedicarle un’intera serata dopo due settimane di lamenti, ed ecco come sono finiti seduti al tavolo di un ristorante, bevendo vino rosso e chiacchierando amabilmente. O meglio, Cassie chiacchiera e Travis, paziente, ascolta e annuisce, intervenendo di tanto in tanto, quando è richiesto.



“…e va in giro a dire che io sono una troia. Io, capisci? Come se non mi avesse cornificata con chiunque respirasse nel raggio di due miglia.”



Travis sorride, imbarazzato.



“Be’, Cassie… Tu sei riuscita a venire a letto anche con me, mentre stavi con Jeff…”



“Che c’entra?” replica Cassie imperturbabile. “Tu sei tanto carino… Anzi, sai che ti dico? Sarei dovuta venire a letto solo con te, finché ero in tempo. Sei l’unico uomo decente che si trovi in giro.”



Travis non ribatte per non infrangere i suoi sogni; gli piace lasciarle l’illusione che, da qualche parte, gli uomini per bene esistano ancora. Perché poi, in fondo, a parte qualche scappatella, che male ha mai fatto lui?



Cassie continua a parlare, blaterando qualcosa di insensato a cui fa poca attenzione (qualcosa che suona come “Dovresti essere il padre dei miei figli, sarebbero così belli! Gay, ma belli…”) e che affoga facilmente nell’amabile aroma del vino che sta bevendo, quando l’occhio gli cade su un tavolo all’altro capo del ristorante. Rimane con lo sguardo fisso, il bicchiere a mezz’aria; aguzza la vista, sbatte le palpebre un paio di volte e non può credere ai suoi occhi. Seduto in quello stesso ristorante, assorto in conversazione con una bella mora tutta curve – o piuttosto col suo generoso decoltè, conoscendolo – c’è Jeff.



La sua espressione esterrefatta si protrae un po’ troppo a lungo, perché persino Cassie smette il suo monologo per spiare incuriosita in direzione di ciò che l’ha stregato. È questione di un secondo, poi esclama stizzita “Guardalo, quello stronzo!”



Travis si volta a guardarla sorpreso, come se si fosse ricordato solo in quel momento della sua presenza al tavolo.



“Cosa?”



“Jeff,” puntualizza lei, gesticolando, fortunatamente in modo non troppo eclatante, in direzione del tavolo a qualche metro da loro.



Travis sposta di nuovo lo sguardo sulla coppia. Sembrano affiatati e il fatto che Jeff si intrattenga con una ragazza non è strano: probabilmente non sarà né la prima né l’unica con cui si è consolato da quando i rapporti con Cassie si sono interrotti. Ciò che attrae la sua attenzione, però, come uno spillo in fondo alla sua mente, è proprio la giovane. Non la vede bene, da dov’è seduto, ma i suoi capelli neri, le forme morbide e il modo di vestire gli ricordano qualcuno. Se riuscisse a ricordare chi…



La ragazza si volta in quel momento, sistemandosi casualmente i capelli dietro un orecchio mentre sorride accattivante, e di colpo nella testa di Travis il ricordo esplode: quella stessa ragazza di fronte alla porta dell’appartamento di Derek, l’unica volta che ci è andato, quasi tre mesi prima. Gli torna in mente tutto: l’espressione imbarazzata di Derek che balbettava “Oh, sì, lui è un mio amico, Travis. È passato a prendere un cd…”, lo sguardo gentile ma attento di quella giovane misteriosa, che gli ha sorriso comunque affabile, e la sensazione che ha travolto Travis in un baleno, facendolo sentire il terzo incomodo in un triangolo che non si sarebbe dovuto venire a creare. E con questo un nome gli riaffiora alle labbra e senza pensarci nemmeno lo dice ad alta voce.



“Johanna…”



È un sussurro, ma abbastanza perché Cassie lo senta.



“Ah, la conosci pure tu? Cos’è, ve la siete fatta tutti?”



Travis fissa Cassie come se si trovasse di fronte un’aliena.



“È lei? Cioè, si chiama Johanna?”



“Certo che è lei. Non fare il finto tonto, non mi interessa se la conosci. Non sono gelosa.”



Travis scuote la testa.



“Non la conosco. Non…non proprio.” I pensieri corrono nella sua testa, troppo veloci per afferrarli. È investito da un mare di domande e supposizioni tutte insieme, mentre nel suo stomaco si diffonde una strana sensazione di calore, come di adrenalina che si accumula prima di un azzardo. “Che ci fa con Jeff? Pensavo avesse un fidanzato…”



Cassie scrolla le spalle, bevendo un sorso di vino.



“Non ne so niente. Voglio dire, io ne ho solo sentito parlare, di quella lì. Mi hanno detto che sta con Jeff da due settimane. A quanto pare non ci ha messo molto a rimpiazzarmi. Dio, poveretta, mi fa una pena che mi viene voglia di metterla in guardia…”



L’udito di Travis, tuttavia, non registra quest’ultimo commento. È rimasto a “Due settimane”. Due settimane. Johanna, e a questo punto è sicuro che sia lei, la famosa fidanzata inossidabile di Derek, esce con Jeff da due settimane. Travis cerca di ricordare le poche nozioni che ha raccolto su di lei dagli scarni racconti di Derek. Johanna, ragazza dolce, affettuosa, appassionata; ragazza tutta lavoro e fidanzato, mogliettina ideale. Non può credere che sia il tipo da tradire Derek così platealmente. No, quindi l’opzione è una sola: lei e Derek non stanno più insieme. Da due settimane. Almeno due settimane.



Nella mente di Travis si è scatenato un uragano. Travis, che si è messo il cuore in pace con tanta buona volontà, non pensava che la sola idea di Derek tornato single l’avrebbe scosso tanto. Non sa neanche perché la notizia lo interessi a tal punto. Anche se ora non ha più ragazze per i piedi non vuol dire che sia pronto a stare con un uomo. E comunque Travis non vuole una relazione stabile, nemmeno con uno come Derek, che in fondo è stato unico nel suo genere e ha contribuito decisamente a scuotere le fondamenta di tutte le sue relazioni illecite.



Che poi, Travis si dice, Derek potrebbe aver lasciato Johanna per mettersi con un’altra tipa. Di certo non può averlo fatto perché pensava ancora a lui, o perché si è reso conto che una brava mogliettina anni cinquanta non è quello che vuole davvero, giusto? Ma se invece…?



“Travis? Ci sei?”



Il giovane rivolge uno sguardo assente alla sua accompagnatrice. Ogni traccia di fame è scomparsa, annientata dallo shock della rivelazione. Di colpo gli pare che perdere tempo lì, seduto in un ristorante a consumare una cena frivola tra amici, sia assurdo. Deve appurare la verità per potersi chiarire le idee.



“Scusami, Cassie,” dice quindi, alzandosi. “Mi sono appena ricordato di una cosa importante. Devo scappare.”



Non aspetta neanche la risposta dell’amica. Semplicemente afferra la propria giacca, estrae il portafoglio e se ne va.



***



Travis spera che Cassie non ci sia rimasta troppo male alla sua subitanea uscita dal ristorante, o almeno che non pensi che lui sia impazzito del tutto, dopo le quattro parole biascicate che è riuscito a produrre prima di scappare via, ovviamente saldando il conto (Travis avrà scoperto di essere gay e avrà anche scopato con metà dell'universo conosciuto, ma è un gentiluomo). In verità, solo una minima parte del suo cervello si sta occupando di cosa Cassie potrebbe o non potrebbe pensare di lui, perché la maggior parte delle sue cellule cerebrali è impegnata a ricordare dove accidenti sia casa di Derek, visto che ce l’ha portato quell’unica volta, una vita fa (Derek sembrava stranamente timido al riguardo, e quando ha visto il piccolo, disordinato appartamento Travis ha capito, ma ha anche cercato di non ridere mentre spiegava a Derek quanto poco gliene importasse), e a tentare di convincersi che la vera pazzia non sia stata mollare Cassie al ristorante, ma correre da Derek solo sulla base dell'aver visto la sua fidanzata con Jeff, e averne tratto delle conclusioni affrettate.



E pensare che si era anche convinto di averlo superato, il suo problema con Derek, ormai. Già. Grande illuso, Travis. Le sue gambe hanno reagito prima ancora di poter dire "storia passata" ed ora eccolo qui, col respiro affannoso e un po' di ansia, davanti alla sua porta di casa, dalla quale filtra ovattato il suono della televisione accesa.



La mano si posa sul campanello, ma Travis esita per qualche istante prima di suonare, chiedendosi cosa, esattamente, pensa di fare. Derek è stato molto chiaro in proposito, mesi prima: la loro era una relazione basata sul puro sesso e il reciproco divertimento, e nient'altro. Travis, tuttavia, è stanco di mentire a se stesso, come ha realizzato (in un lampo di genio degno di un film a basso budget) nel momento in cui ha visto Johanna in quel ristorante con Jeff, per quanto il suo cervello avesse provato a rispondere col solito condizionamento del non voglio una storia, non con Derek, davvero. Se con Derek non dovrà esserci mai più nulla, vuole almeno essere sincero, non fosse altro che per se stesso.



Fanculo, pensa, e suona. Un attimo di trambusto e il suono di passi che si avvicina, e Derek è di fronte a lui per la prima volta dopo mesi, con l'espressione decisamente perplessa.



"...Travis? Che ci fai qui?"



Ora che se lo trova davanti, Travis non può che pensare che il suo piano è decisamente stupido. Quale piano, poi? Non ha un piano, e deve ammettere a se stesso che non sa assolutamente cosa dire senza suonare un imbecille totale. Poi ricorda: sincerità, giusto? Partendo dai fatti non si può sbagliare.



"Ho visto Johanna, stasera. Al ristorante. Con Jeff."



Il viso di Derek prende quell'espressione adorabilmente confusa che tante volte Travis gli ha visto, di solito quando Travis cercava di accennare al loro rapporto fuori dal letto. Una parte del suo cervello, intanto, nota come non sia cambiato, e la parte più basilarmente istintiva del suo corpo vorrebbe strofinargli il naso nell'incavo del collo, annusare la sua pelle, e con le mani scoprire se i capelli corti sulla sua nuca siano ancora così morbidi. Concentrazione, si ripete. Derek, invece, da confuso sembra diventare imbarazzato.



"Senti, io non sto più con Johanna. Non posso farci niente, mi spiace se ti sta rovinando le cose con Jeff."



Rovinando le cose? Oddio, Derek non ha proprio capito un accidente. Mentre Derek si tortura la pellicina di un dito con l'altra mano, chiaramente chiedendosi che cavolo ci sta a fare Travis ancora lì, il suddetto capisce che se vuole che Derek capisca qualcosa, glielo dovrà spiegare a chiare lettere. È uno zuccone. Adorabile (mio dio, da quando è diventato una ragazzina di tredici anni?) e estremamente scopabile (ok, magari non tredici), ma uno zuccone.



"Derek."



"Sì?"



"Io non sto con Jeff. Non mi interessa Jeff. Non mi è mai interessato Jeff, se non come ottima scopata occasionale. L'unico motivo per cui sono corso qui dopo averlo visto con Johanna è che c'è una sola persona che mi interessa al di là della scopata occasionale, se ancora non l'hai capito, e di sicuro non è Jeff. Vendendoli assieme... Mi sono chiesto se per caso..."



Niente, è troppo anche per il suo neonato spirito di sincerità. Non riesce a rendersi così completamente ridicolo, non a livelli di soap opera o da scambio di bigliettini al liceo.



"Senti, non sei completamente stupido e non voglio fare la figura dell'idiota. Mi spiace che tu abbia visto Jeff in camera mia la sera del mio compleanno, ero incazzato marcio e volevo solo non pensare per un po'. Quando ho visto Jeff e Johanna ho pensato che magari ti avesse lasciato lei, ok, o che magari..." un sospiro, e poi la tirata finale. Ha quasi finito, e poi potrà andare ad ubriacarsi per dimenticare questo momento irrimediabilmente deprimente della sua vita "...magari l'avevi fatto tu. Non dico per me, ma..."



Travis non ricorda di avere fatto un discorso così lungo nell'ultimo anno. Cazzo, forse in tutta la sua vita. Non riesce a guardare in faccia Derek, e quindi si concentra sui suoi piedi, come sempre nascosti da quei cazzo di calzini di spugna che ama tenere anche a letto. È stupido, ma il ricordo lo fa sorridere. Nessuna risposta viene da Derek, e dopo cinque, dieci, venti secondi Travis sente un peso ghiacciato scendergli nello stomaco, e si volta per andarsene. Fa appena in tempo a girare su se stesso, scuotendo la testa, quando la voce di Derek lo sorprende.



"Travis, aspetta!"



Derek lo ferma con una mano sul polso. Travis si blocca, si volta mentre già sorride e, finalmente, respira.



Fanmix: Love is for suckers by [livejournal.com profile] zephyrina

(no subject)

Date: 2009-11-20 11:34 am (UTC)
nahemaraxe: (BC // Uniform)
From: [personal profile] nahemaraxe
WOO-HOO-FUCKING-HOOO! \o/!

(no subject)

Date: 2009-11-20 10:15 pm (UTC)
From: (Anonymous)
Letta! \o/ Dire che ho apprezzato il porn sarebbe poco e sarebbe pure inutile - si può non apprezzarlo in questa storia? - ma devo pure dire che ho apprezzato tanto-tantissimo-tanto anche tutta l'ironia che c'è nel mezzo, tutto lo scambio deleterio di fidanzate troie o meno e quanto sia effettivamente spucciabile Travis \o/
E comunque sì, questo è un signor porn.
Nota a parte va al fanmix, con pochi cazzi (?) soprattutto nei testi *sparge amore* molto carino.
Complimenz.
mars25oct/Graffias

(no subject)

Date: 2009-11-23 12:10 pm (UTC)
nahemaraxe: (Default)
From: [personal profile] nahemaraxe
Nota a parte va al fanmix, con pochi cazzi (?) soprattutto nei testi *sparge amore* molto carino.

Haha, grazie. Alcuni suggerimenti arrivano da mio marito, si è divertito anche lui. XD

Test, well-grounded a examine

Date: 2012-06-25 03:18 am (UTC)
From: (Anonymous)
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Date: 2013-05-31 06:18 pm (UTC)
From: (Anonymous)
Stop hack the program!!!

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